S.Provvisionato, Il delfino di Brescia

Da: giovanepravda 15/04/2010 IL DELFINO DI BRESCIA   di Sandro Provvisionato Mentre si celebra nel silenzio totale il processo per la strage di Brescia, noi qui raccontiamo la vera storia del generale Francesco Delfino, la cui carriera ha attraversato tutti i buchi neri del Paese, dall’eversione alle stragi, dal terrorismo alla mafia, dai sequestri della ‘ndrangheta a quelli dell’Anonima sarda.  Se non fosse per l'eccezione (peraltro doverosa) di un giornale locale, oltreché dell'Ansa, di un processo in svolgimento da cento udienze non sapremmo nulla, ma proprio nulla.
E' il processo che si celebra ben 36 anni dopo il fatto: la strage avvenuta in piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974, durante un comizio sindacale, che provoco' 8 morti e 94 feriti.
Per la verità si tratta del settimo processo, originato da una terza istruttoria.
Occorrerebbe più spazio di questa rubrica per analizzare la rimozione generale che contraddistingue questa strage di marca neofascista, ma con evidenti e chiarissime implicazioni dei corpi dello Stato ed in particolare dei carabinieri.
L'importanza di questo processo che - lo dico con indignazione - quasi certamente, anche questa volta, non porterà ad alcuna condanna (il troppo tempo passato c'entra eccome) sta nell'emergere dalle tante testimonianze di uno spaccato d'Italia che continua a restare sconosciuta: l'Italia cinica delle trame in cui ad uno sgangherato gruppetto di militanti di estrema destra si affiancarono uomini di rilievo dei servizi segreti della Repubblica, una divisione interamente piduista dei carabinieri, la divisione Pastrengo, e perfino agenti venuti da oltreoceano.
Sul banco degli imputati siedono cinque persone: gli ordinovisti Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, gia' condannati in primo grado e poi assolti per la strage di piazza Fontana di tre anni e mezzo prima; Pino Rauti (suocero del sindaco di Roma Gianni Alemanno), gia' segretario del Msi-dn; Massimo Tramonte, il “pentito” di Ordine nuovo poi pentito di essersi pentito, ed il generale a riposo Francesco Delfino, gia' implicato in mille storiacce di mafia e terrorismo e condannato poi per estorsione del suo amico Giuseppe Soffiantini, vittima di un sequestro, legato ai vertici piduisti che guidavano all'epoca la divisione dei carabinieri Pastrengo.
E' su quest'ultima figura di “uomo dello Stato” che vorrei fermare l'attenzione.
Chi e' Francesco Delfino? Quando all'inizio degli anni Ottanta cominciano i “regolamenti di conti” all'interno delle mura carcerarie tra le prime vittime c'e' il [...]

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