SANREMO, "LA SATIRA C'É, E LE CANZONI?" GIGLIOLA CINQUETTI SCRIVE PER LEGGO

Se uscendo dalla stazione in cui vi trovate o da una delle prossime, un soffio di primavera vi investe, beh quello è Sanremo.
Fazio promette canzoni da ricordare a futura menmoria.
Promessa impegnativa.
E anche se non fosse? Sanremo è Sanremo.
A prescindere, come diceva Totò.
Gilbert Becaud e Paolo Conte rivisitati da Crozza cancellano per ora ogni memoria futura.
Ma è presto per dire.
Prima di sabato anche a noi teste dure qualche motivo entrerà nell’orecchio.
Crozza è il migliore, a livello di Va’ Pensiero.
Tutto il resto - per il momento - ancora si sta cercando.
Pessimo lo spettacolo degli idioti che contestavano la satira, cosa degna di un paese incivile e senza ritorno.
Littizzetto e Fazio sono perfettamente a loro agio, certo il copione è quello solito di Fabio.
Non ci sono sorprese, ma è una riuscita miscellanea del ”soft air”.
L’idea della doppia canzone - che funzionava sulla carta, per il richiamo garbato al vecchio caro 45 giri, facciata A e B - invece alla prova dei fatti non sembra interessare più di tanto.

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