SCOPERTA DI UNA ZIA ROMANTICA

  SCOPERTA DI UNA ZIA ROMANTICA da: INTERPRETAZIONI E MEMORIE dello Scrittore: Tommaso Gallarati Scotti.(1878 – 1966) Editore Arnoldo Mondadori – novembre 1960 –   Quand’ero ragazzo, nelle vigilie delle annuali festività in cui si scambiavano gli auguri familiari, mia madre, mi conduceva con sé per le visite di dovere.
Ben inteso eran fatte con una certa solennità diversa da quelle ordinarie; ci si andava con la carrozza a due cavalli, tra le quattro e le cinque del pomeriggio.
Per questo me n’è rimasta nella memoria una impressione vivida, anche per certi particolari di colori e di gesti.
Ma una particolare malinconia mi richiama a uno di questi quasi-riti natalizi, tra le nebbie di dicembre: la visita a zia Caterina.
Era una sorella di mio nonno materno, Giacomo Melzi d’Eril – che non ho conosciuto – figli entrambi di Carlo nipote minore di Francesco vice-presidente della Repubblica italiana.
La loro madre Carolina Belgioioso d’Este, donna di gran prosapia e di indiscusse virtù, ma che in famiglia (e perché lo nasconderei?) aveva lasciasto un senso di sgomentante alterigia e freddezza, le aveva fatto sposare un uomo molto più anziano, di piccola nobiltà ma di discreta fortuna: Don Alessandro Curti, a cui tuttavia era stata sempre fedele, anche nel rimpianto, dopo la sua morte.
Abitava una zia a un piano solo, lungo i Navigli, che si dicevano ancora di Porta Nuova, con una figlia unica, che volgeva alla cinquantina.
La zia era donna di molta grazia e di rara distinzione, con una espressione di tristezza velata, ma che si accendeva nei discorsi, diventando fin troppo loquace e alzando il tono della voce se si trattava – per quanto capivo – di argomenti politici.
Però le mie simpatie andavano alla cugina Carolina, già disseccata, legnosa e impettita in abiti di sua fattura, dai gesti ruvidi eppur con un cuor d’oro fatto per voler bene.
Dipingeva a olio brutti fiori su cuscini di raso, e per gli onomastici ci mandava acquarelli con rondini, che inseguivano nuvolette rosate, e viole del pensiero che si afflosciavano su lo stelo come anime in pena.
  Vivevano, madre e figlia, la loro vitarella nel loro ristretto cerchio di parenti e di amici; in un appartamento, che aveva la sua particolare impronta; arredato nel gusto che definirei del ’59, (1859 n.d.p.) con mobili ricoperti di damasco blu scuro e tendaggi di velluto alle finestre, molti oggetti sui tavolini e qualche misteriosa fotografia impallidita in cornici ricamate a perline.
La pendola di bronzo era ferma sotto la campana di vetro [...]

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