SE LA GUERRA LA DECIDE IL GOVERNO

Se guardiamo alla sostanza delle cose e non solo alle parole, l’Italia si è infilata dritta come un fuso in una nuova avventura bellica.
In Libia per giunta.
Il passato ritorna.
Gli Stati uniti hanno programmato un intervento aereo la cui durata sarà come minimo di un mese.
Ma vi è già chi, nell’establishment militare americano, fa capire che è solo un termine indicativo, fatto più per essere prolungato che rispettato.
Si invoca, e il governo italiano si è subito allineato, la risoluzione 2259 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, attraverso la solita cavillosa interpretazione del paragrafo 12 della medesima, che la Russia apertamente contesta, pretendendo invece una nuova eventuale decisione ad hoc da parte del supremo organo dell’Onu.
In questo quadro il coinvolgimento italiano è inevitabile se non viene espressa una volontà esplicitamente contraria.
Le ragioni sono di natura militare e politica.
Un’azione così prolungata nel tempo richiede l’utilizzo delle basi di Aviano e di Sigonella.
Particolarmente di quest’ultima, distante solo una ventina di minuti di volo dall’obiettivo.
D’altro canto la Sicilia è sempre stata considerata oltreoceano una «portaerei americana» nel Mediterraneo, espressione mutuata da una quasi identica di Mussolini riferita a tutt’altro contesto.
A parte la parentesi dello scontro Craxi-Reagan di una trentina di anni fa, ha continuato ad esserlo fino ai giorni nostri.
D’altro canto se l’Italia vuole realmente candidarsi alla guida della missione Liam per la “stabilizzazione” del paese libico, qualche contributo lo deve dare.
In altre parole se gli scarponi non sono sul terreno, le basi aeree italiane sono già in guerra.
Ma chi lo ha deciso e chi lo avrebbe dovuto decidere? E’ ridicolo che siano solo le commissioni Esteri e Difesa riunite delle due camere ad essere “informate”, mentre l’Aula si deve accontentare di un question time della ministra Pinotti.
Non si tratta di riferire ma di trovare la sede della decisione.
Si dirà che non è la prima volta che si verifica l’ esautoramento del Parlamento da una delle decisioni più esiziali per un paese, l’entrata in guerra comunque mascherata – il termine intervento umanitario è immancabilmente ricomparso nelle dichiarazioni di Gentiloni.
Ma non è una buona ragione per perseverare.
Quindi non solo è giusto e necessario che si chieda l’immediata convocazione delle camere per discutere il ruolo dell’Italia nella vicenda libica, ma che si torni a riflettere sulle conseguenze che la “deforma” della Costituzione può [...]

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