SINTESI de L'economia risanabile

Dal momento che l'argomento sulla nostra economia è piuttosto vasto, ed auspico l'intervento di altri, per confrontarci e per colmare le inevitabili lacune che ci saranno nei miei post di persona comune, pubblico una sintesi del mio pensiero.
Il consumismo è una forzatura non necessaria.
Spesso vengono acquistati oggetti non necessari ed il più delle volte poco utili alle nostre reali esigenze.
Spesso si fanno degli acquisti per conformarsi alla maggioranza.
Scopo della pubblicità è far sentire chiunque inadeguato e promette gratificazioni esclusivamente con il possedere.
Le grandi aziende risparmiano sulla forza lavoro, sui costi delle infrastrutture, sugli adeguamenti alle normative (a volte veramente assurde) andando a produrre all'estero, o facendo produrre da altri all'estero.
In questo modo le aziende possono essere più competitive abbassando i prezzi ed allo stesso tempo aumentando i loro profitti.
I consumatori, che si trovano a "dover comprare" più di quanto necessitano, vanno alla ricerca del risparmio, comunque indebitandosi con le "meravigliose rate", e quindi prediligono i prodotti realizzati all'estero, in paesi fino a poco tempo prima economicamente sottosviluppati.
Le aziende che ancora mantenevano una produzione italiana hanno dovuto chiudere.
Cresce la disoccupazione.
Si diventa tutti venditori e consulenti, non si possono garantire contratti a tempo indeterminato, a favore di contratti a provvigione che creano solo insicurezza.
Le persone hanno sempre minore potere di acquisto.
Il risparmio ottenuto con questo sistema non basta più, siamo entrati in un vortice.
(discorso a parte lo meritano le carte di credito, le carte revolving, i finanziamenti etc.) Abbiamo importato povertà, non preoccupandoci se, per ottenere dei prezzi più bassi, i lavoratori dei paesi economicamente sottosviluppati hanno imposto turni di lavoro massacranti, hanno impiegato bambini, hanno lavorato in condizioni igieniche e di sicurezza inaccettabili e quant'altro.
A questo punto arrivano direttamente i produttori esteri grazie a "santa globalizzazione" così non serve nemmeno più l'intermediario italiano e si perdono altri posti di lavoro, con la conseguenza che l'agognato risparmio non basterà MAI.
Un inciso sui grandi marchi, quelli dell'alta moda, la cui percentuale di guadagno su ogni singolo capo non so quanti zeri abbia.
Dal momento che vendono più che altro un nome, una firma, dovrebbero avere il buon gusto ed il buon senso di non andare a produrre il 60% (si spera) di tale prodotto all'estero, come hanno [...]

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