SOTTOMISSIONE

  Dice Michel Houellebeck verso la fine del suo ultimo controverso  libro Sottomissione, a mezza via tra il romanzo e il saggio   ...la nostalgia non è un sentimento estetico, e non è  neanche legata al ricordo di una felicità , si ha nostalgia di un luogo per il semplice fatto di averci vissuto, poco importa se bene o male, il passato è sempre bello e in effetti anche il futuro, a far male è solo il presente che portiamo con noi come un ascesso di sofferenza che ci accompagna tra due infiniti di quieta felicità.
E ancora ...il culmine della felicità umana consiste nella sottomissione più assoluta   dove per sottomissione,  in un'accezione più ampia di significato,  l'autore non intende quella  islamica della donna all'uomo o quella dell'uomo a Dio ma la sottomissione dell'Europa all'Islam,  come metafora di quell'Occidente in declino che in un  ultimo grido e atto di provocazione si converte all'Islamismo,    aprendo il dibattito sul concetto di libertà e sulla grande crisi delle democrazie partecipative sedotte e tradite dal liberismo economico.
Frasi aperte a diverse letture e interpretazioni, che possono essere analizzate sia separatamente sia  inserite nel contesto della storia  che è anche un saggio, e che forse proprio nelle pagine in cui l'autore disquisisce su Joris Karl Huysmans, lo scrittore francese che nell'ultimo tratto della sua esistenza abbracciò la fede cattolica raggiunge vette di alta letteratura.Del resto la trama è fin troppo nota  e non si tratta di fantapolitica ma di una palpabile, quanto mai realistica  ipotesi di ascesa al potere in Francia, di un partito islamico moderato.  Narra le vicende di un professore universitario alla Sorbonne che vive e partecipa alla trasformazione  in atto che vivrà come una sorta di discesa agli inferi, in una disgregazione totale  di quelle certezze sulle quali aveva potuto contare fino ad allora.
Mentre segue l'evolversi del cambiamento con vuota partecipazione,   analizza gli effetti che si sono abbattuti su di lui, dalla perdita del posto di insegnante alla fine dell'amore o meglio relazione sessuale con una delle sue giovanissime studentesse, un' ebrea che fuggirà a Tel Aviv a seguito della sua famiglia.
Il vuoto  affettivo, relazionale, lavorativo, oltre che l'incombente cambiamento di abitudini e cultura  lo indurranno  quasi al suicidio ma sarà proprio il suo apprezzatissimo, riconosciuto  lavoro su Huysmans a salvarlo, e quando gli verrà assegnato  da parte del nuovo regime il prestigioso incarico di curare  e [...]

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