SPAGNA Tagli a stipendi e pensioni in bilico lo stato sociale

Così tramonta il modello-Spagna José Luis Rodríguez Zapatero si è piegato.
«Io non volevo farlo e lo faccio con grande sofferenza», ha detto più d’una volta durante il suo drammatico intervento in Parlamento con il quale ha annunciato il piano lacrime e sangue per riportare il deficit sotto controllo nel 2013: taglio del 5% agli stipendi pubblici per quest’anno e blocco degli atimenti per il prossimo, abolizione del bonus bebè di 2.500 euro, congelamento dei trattamenti pensionistici, sforbiciata agli investimenti pubblici.
Una manovra da 15 miliardi di euro, scaricata prevalentemente sullo stato sociale, e in aggiunta ai 50 miliardi già decisi per i prossimi quattro anni.
«Per colpa di un’economia finanziaria globale non governata», ha detto Zapatero senza convinzione e senza convincere.
Il volto segnato del primo ministro spagnolo nell’aula silenziosa del Congresso raccontava ieri anche della sconfitta del leader del socialismo dei cittadini.
A poco è servita la promozione arrivata dai mercati (la Borsa di Madrid ha chiuso con un +0,81% dopo aver aperto male), nonché dal Fondo monetario internazionale e dalla Commissione di Bruxelles.
«Da oggi c’è un nuovo Zapatero», dicevano molto deputati della sinistra.
Certo,la sua incertezza nell’intervenire prima del tracollo greco mentre i segnali dai mercati erano già chiari, lo ha fatto calare nei sondaggi ma, soprattutto ha tolto ossigeno all’economia spagnola.
Ora tutto è più difficile.In un paese dove le file dei disoccupati si stanno allungando a ritmi vertiginosi portando il numero complessivo dei senza lavoro a 4,6 milioni, c’è il rischio reale che esploda la tensione sociale.
C’è una rabbia che sta covando nelle fasce più deboli della società vittime anche qui della perversione dei mutui subprime.
Il modello iberico di sviluppo economico fatto di finanza e boom immobiliare è arrivato al capolinea.
Zapatero lo sa.
Per oggi ha convocato a La Moncloa, sede del governo, i leader dei sindacati più potenti, i social-comunisti delle Comisiones obreras (Ccoo) e i socialisti dell’Ugt, Ignacio Fernandez Toxo, e Candido Mendez.
Loro il piano di austerità di Zapatero lo hanno già respinto.
Sono state annunciate mobilitazioni a livello locale; per ora nessuno sciopero generale.
Ma di sciopero generale si parla eccome nelle centrali sindacali.
Sarubbu il primo contro Zapatero, il precedente, nel 2002, fu fatto contro la riforma del mercato del lavoro di José Maria Aznar.
In questi sei anni di governo socialista le grandi organizzazioni [...]

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