STASERA IL PREMIO CAMPIELLO: ESITO INCERTISSIMO

Stamattina a Venezia, a Ca' Giustinian, si sono presentati i cinque finalisti del Premio Campiello.
Nella foto, da sinistra, sono Carmine Abate, con "La collina del vento" (Mondadori), Marcello Fois con "Nel tempo di mezzo" (Einaudi), il conduttore Mario Baudino con Dacia Maraini (premio alla carriera), quindi Francesca Melandri ("Più alto del mare", Rizzoli), Marco Missiroli ("Il senso dell'elefante", Guanda) e Giovanni Montanaro ("Tutti i colori del mondo", Feltrinelli).
Io seguo il premio da oltre dieci anni, e ho sempre indovinato il vincitore, escluso l'anno (era il 2004) in cui Paola Mastrocola sconfisse Antonia Arslan per due voti, però soprattutto a causa delle polemiche sollevate da Alberto Bevilacqua contro la scrittrice padovana, considerata la vincitrice annunciata.
Quest'anno però faccio fatica a pronunciarmi: tutti e cinque, infatti, seppure per ragioni diverse, hanno buone chances di vittoria.
Fra i cinque ci sono, naturalmente, quelli che mi sono piaciuti di meno e quelli di più, e fra questi metto “Più alto del mare” di Francesca Melandri, ma non necessariamente i miei gusti coincidono con quelli dei 300 giurati popolari che si sono pronunciati nelle ultime ore.
In attesa dei risultati mi sono divertito a fare una specie di gioco del domino sui libri, cercando di individuare - magari con un'operazione un po' arbitraria, perché ogni libro si può leggere in maniera diversa, ricavandone diverse suggestioni - una specie di filo rosso che li può collegare.
IL FILO ROSSO CHE LI UNISCE Allora si può partire dal libro di Giovanni Montanaro, che ha molto a che fare con la scoperta della propria identità (e del proprio talento) da parte di un giovane uomo di 27 anni, per passare a Marcello Fois, perché anche il suo libro ha come protagonista un giovane uomo (stessa età di Van Gogh, tra l'altro) che cerca e trova la propria identità, e riconosce la propria appartenenza a una stirpe (il libro precedente di Fois) e a una terra.
Ma questi sono anche i temi del libro di Carmine Abate, che però si concentra molto anche sul passaggio generazionale, sulla paternità in particolare; che poi è uno dei temi del libro di Marco Missiroli: che ha però fra i suoi altri fili conduttori il primato dell'amore sulla morale comune e sulle convenzioni; ed ecco che in questo modo siamo arrivati a Francesca Melandri, in cui la persistenza degli affetti deve fare i conti con la colpa di chi è oggetto d'amore.
In particolare i protagonisti sono un padre che non smette di amare il figlio terrorista, e la moglie di un [...]

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