STOP Cyberbulli

Cyberbulli, campagna shockIl cyberbullismo, ovvero il lato negativo della tecnologia: la tortura psicologica per un adolescente del ventunesimo secolo può alimentarsi sul web, viaggiare via sms, materializzarsi tra gli "amici" del social network preferito.
Un tormento che non si può chiudere fuori dalla porta della stanza e a cui è difficile sfuggire, con i computer e i cellulari sempre connessi.
In Gran Bretagna la risposta arriva da una campagna nazionale che combatte i bulli virtuali attraverso i cybermentor: giovani 2.0, pronti ad ascoltare i coetanei che soffrono per situazioni di questo tipo, sentinelle da contattare sul web per ottenere supporto.
L'idea è dell'associazione per la prevenzione del bullismo Beatbullying, che ha lanciato il sito Cybermentors partendo dal presupposto che per i teenager è più facile sfogarsi con ragazzi come loro che con genitori e insegnanti.
I mentori digitali sono circa settecento volontari che hanno superato un corso di formazione e danno supporto prima dell'intervento degli esperti.
Il programma ha subito sortito i suoi effetti: in tre settimane dall'apertura del sito più di 20mila giovani si sono rivolti al servizio per cercare aiuto.
"Centinaia di loro hanno ammesso apertamente di aver pensato al suicidio o all'autolesionismo perché vittime di bullismo verbale o fisico, sia online che non", afferma Emma Jane Cross, direttore generale dell'associazione.
L'argomento è d'impatto, così come le immagini che accompagnano la campagna firmate dall'agenzia M&C Saatchi: un flacone di pillole accanto a un corpo esanime, un polso insanguinato, persino un impiccato.
Dietro alla crudezza di questi manifesti c'è un rimando a fatti di cronaca.
L'ultimo è la vicenda di Jessie Logan, 18enne americana, che si è tolta la vita perché vittima di bullismo.
La ragazza aveva praticato quello che in gergo si chiama "sexting", aveva spedito con il cellulare al suo fidanzatino alcune foto osé.
Quando la loro relazione si era interrotta le immagini avevano iniziato a circolare e per lei era cominciato l'incubo: insulti, scherno, reputazione rovinata.
Jessie era andata anche in televisione per chiedere di fermare l'infame catena virtuale, ma alla fine non ha retto il peso della vergogna e si è suicidata.
Storie portate fino alle estreme conseguenze, che spesso sfuggono alla volontà di chi ne ha dato il via.
L'obiettivo dei cybermentor è aiutare le vittime, creare un sistema di allarme che denunci se c'è "bullismo in corso", ma anche far prendere coscienza ai bulli della gravità delle loro [...]

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