STOP OFFESE SU FACEBOOK

La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha stabilito nei giorni scorsi che offendere una persona scrivendo un “post” sulla sua bacheca di Facebook comporta il reato di diffamazione aggravata, esattamente come se l’offesa venisse portata dalle colonne di un giornale. La controversia nasceva dalla denuncia/querela di un privato che aveva trovato un intervento poco cortese sul proprio profilo di Facebook, ovviamente tracciato con il nome, il cognome e la foto del denigratore.
Il Giudice di pace di Roma, nel luglio di due anni fa, si era però dichiarato incompetente ipotizzando però la fattispecie aggravata della diffamazione.
Poco dopo però anche il Tribunale capitolino aveva escluso la propria competenza a giudicare, contestando l’applicabilità dell’aggravante “giornalistica” sulla base, in sostanza, del mancato comportamento difensivo della parte offesa nella gestione dei meccanismi di privacy sul proprio profilo di Facebook. Da qui l’intervento della Corte suprema che, nel restituire il fascicolo al tribunale monocratico, accredita di fatto la similitudine tra l’offesa via internet e la vecchia diffamazione su colonna piombata.
Dopo aver dato atto della “lezione di legittimità secondo cui i reati di ingiurie e diffamazione possono essere commessi via internet”, la Corte ha spiegato perché è lecita l’estensione “giornalistica” alla responsabilità da social network, circostanza peraltro esclusa dalle sentenze citate in materia di responsabilità del direttore di siti di informazione. Paradossalmente, ma neppure troppo, mentre il Parlamento sta faticosamente cercando di eliminare il carcere per la diffamazione a mezzo stampa, la Cassazione equipara 25milioni di blogger e socialmedia follower a… giornalisti. Sarà meglio se ne ricordino quanti, scambiando il social network con il salotto di casa all’interno del quale scambiare quattro chiacchiere (spesso “borderline”) con altrettanti amici, sono solito commentare (spesso anche i nostri articoli) con espressioni offensive ed ingiuriose. Da oggi rischiano addirittura la prigione.
(TARGATOCN.IT)

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