STRALCIO DELL’INCHIESTA ‘CALENO’: CONDANNATI MESSURI E PALUMBO

    I due dovranno scontare rispettivamente 4 anni e 10 mesi e 3 anni e 4 mesi.
Il Gup Di Gregorio li ha riconosciuti colpevoli di associazione camorristica e danneggiamento.
Antonio Izzo, invece, è stato assolto.
Il 4 ottobre prossimo sarà giudicato Giuseppe Lubrano e tutti gli indagati coinvolti nell’operazione che l’anno scorso portò all’arresto di quindici persone e decapitò il clan Lubrano – Ligato.
 Il Giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale di Napoli, Eduardo Di Gregorio, nella giornata di ieri ha giudicato tre dei ventitre indagati nell’ambito dell’operazione chiamata ‘Caleno’.
Si tratta di: Luigi Messuri, che è stato condannato a 4 anni e 10 mesi; Gerardo Palumbo, a cui è stata inflitta una pena di 3 anni e 4 mesi; e Antonio Izzo ( agli arresti da quattordici mesi ), che invece è stato assolto.
I tre, accusati di associazione per delinquere di stampo camorristico in quanto appartenenti al clan Nuvoletta - Lubrano -Ligato, sono stati ‘graziati’ alla vigilia della scadenza dei termini cautelari.
I sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia partenopea, Giovanni Conzo ed Eliana Esposito, avevano chiesto 12 anni e 6 mesi di reclusione per Messuri e nove anni per Palumbo e Izzo.
  Il 4 ottobre prossimo, invece, il Gup deciderà sulle posizioni di Giuseppe Lubrano (accusato dell’omicidio Abbate) e di altri imputati ritenuti organici al clan pignatarese.
I giudici, infatti, stralciarono il capo di imputazione per l’omicidio di Raffaele Abbate (padre del pentito Tonino), facendo slittare il giudizio per alcuni di loro.
  L’operazione che ha colpito i vertici delle cosche dell’Agro Caleno partì dopo l’omicidio di Raffaele Abbate, avvenuto nel 2000 in una villetta in località Partignano, e di Raffaele ( detto Lello ) Lubrano, freddato da un commando in pieno centro cittadino.
Nel corso delle indagini, vennero fuori anche numerosi episodi di estorsioni ed intimidazioni ai danni di operatori commerciali della zona.
Le accurate indagini e l’ausilio fornito dal collaboratore di giustizia Giuseppe Pettrone, hanno permesso agli investigatori di scovare i capi e i gregari del sodalizio criminale.
Le accuse ipotizzate furono quelle di associazione mafiosa, omicidio, estorsioni, detenzione illegale di armi e danneggiamento.
Vittime delle estorsioni, titolari di imprese edili, aziende dell’Agro Caleno ma anche piccoli commercianti.
  Tra i destinatari dei provvedimenti vi era anche uno dei capi storici della cosca, Raffaele Ligato, da anni rinchiuso in [...]

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