San Francesco, il cavaliere di Cristo

di Franco Cardini   in Jesus, aprile 2009  Dal 15 al 18 aprile si svolge tra Assisi e Roma il Capitolo delle stuoie, che riunisce i delegati dell’intera Famiglia francescana.
L’occasione? Celebrare, insieme al Papa, l’ottavo centenario della Protoregola, che fu approvata da Innocenzo III nel 1209.
Giovane rampollo di una famiglia emergente del borgo assisano, Giovanni, detto Francesco, sognava la gloria e le crociate.
Lo storico Franco Cardini racconta come un giorno però, in una piccola chiesa fuorimano, il Crocifisso gli parlò.
E la storia cambiò il suo corso.
    «Cesco!, chiamò la voce della madre.
Silenzio e caldo tutt’intorno; un assonnato, tardo pomeriggio italiano.
Ancora una volta, giocoso e invitante: Cesco!».
Frullar d’ali sull’aia, il sole sotto la pergola e lo sfumare azzurro del paesaggio umbro, laggiù, verso la pianura.
Tale, in un breve racconto edito per la prima volta nel 1919, Aus der Kindheit des Heiligen Franz von Assisi, Hermann Hesse immaginava un momento dell’infanzia di Francesco.
Le mani carezzevoli della madre sulla fronte, il gioco dei mille fiori da offrire alla Vergine Maria e i sogni d’un futuro glorioso, un futuro da vivere da cavaliere, come Rolando e Lancillotto.
Tutti i biografi di Francesco, e da oltre un secolo ne ha avuti molti, si sono piegati con maggior o minor attenzione sull’oscurità dei suoi anni dell’infanzia e della prima adolescenza: anni silenziosi eppure, è concordemente sembrato, decisivi: durante i quali si forgiò pian piano, giorno per giorno, l’uomo che avrebbe insegnato al mondo un modo diverso di sentire e di vivere il cristianesimo, anzi di sentire e di vivere il Cristo.
E per converso, nel giovane che si spoglia nudo, coram patre, e che espone «regalmente sua dura intenzione» a papa Innocenzo III, si è più volte cercato di cogliere l’ombra del ragazzo di Assisi che egli era stato: alla ricerca quasi, al di là d’una troppo avara documentazione, dei segni premonitori di un destino eccezionale.
Un’occasione troppo fascinosa, troppo tentatrice perché una certa letteratura se la lasciasse scappare o perché anche qualche storico riuscisse a sfuggire alla tentazione di scrivere, a sua volta, una sua brava pagina di letteratura.
Tutto ciò è, al suo livello, legittimo.
Ma il nostro scopo qui non è capire che cosa Francesco sia diventato nella cultura, nella tradizione, nella devozione, nella trasfigurazione poetica, nel cuore di chi stia cercando qualcosa di sentito e o d’immaginato simile a quel che cercava lui.
Tutte [...]

Leggi tutto l'articolo