San Giovanni Valdarno (AR): Nuovo Cinema Masaccio

Il Centro per l'Arte Contemporanea si trasforma in un palazzo del cinema.
Tra gli artisti che aderiscono e partecipano al progetto: Emanuele Becheri/Cointreau, Dollar Han, Olga Pavlenko e Lori Lako.
C’era una volta un cinema teatro ed è ormai da più o meno vent’anni uno spazio per l’arte, si tratta di una delle sedi della Galleria Continua a San Gimignano.  C’era una volta un gruppo di giovani cineasti sperimentali a San Giovanni Valdarno, fra cui si contava il figlio Marco del sindaco di allora, Leonetto Melani, che trasformo’ un premio di pittura, il Premio Masaccio, in una grande mostra /evento che ebbe sulla citta’ effetti dirompenti e che a sua volta diede origine ad uno spazio per l’arte, quello fra l’altro di piu’ lunga vita in Toscana, Casa Masaccio.
Correva l’anno, fatidico, 1968.
Oggi, quarantasei anni dopo, per una serata, e poi per le settimane che seguiranno, il Centro per l’Arte Contemporanea Casa Masaccio, si trasforma in un palazzo del cinema, il NUOVO CINEMA MASACCIO.
Se il nome rimanda al titolo di un film fortunato – si aggiudico’ anche un Oscar nel 1988 come miglior film straniero, Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore - il riferimento diretto e, insieme, il motivo ispiratore del progetto e’ Goodbye, Dragon Inn (不散, Bu San), 2003, di Tsai Ming – Liang.
Tsai a partire da questo inizio’ una serie di film-installation che fece circolare in manifestazioni specificatamente artistiche da Taipei a Venezia e a Nagoya.
Goodbye, Dragon Inn e’ una sorta di allucinato e appassionato addio al cinema teatro come era stato dalle origini, come luogo fantasmagorico di intrattenimento sociale di massa, di rifugio e di fuga dalla realta’, perlopiu’ urbana e metropolitana, di magiche apparizioni e di clandestini incontri.
NUOVO CINEMA MASACCIO propone un’azzardata ri-conversione messa in opera dagli artisti che partecipano al progetto.
A Emanuele Becheri/COINTREAU il suono, la colonna sonora live improvvisata.
A Dollar Han l’evocazione attraverso immagini fisse di mondi, o di sotto-mondi, come si suol dire, non alla luce del sole.
A Lek M.
Gjeloshi la riflessione panica sul mezzo, sul medium.
A Olga Pavlenko la comunicazione grafica.
A Ukrit Sa-nguanhai il film che non c’e’.
A Lori Lako le necessarie variazioni sul tema, oltre i confini di ogni forma.
A Martin Leon l’ininterrotto fluire della pubblicita’ come costante felice dello spazio che accoglie il pubblico e in cui il pubblico trova il riflesso delle proprie aspettative morali di felicita’ terrestre.
A [...]

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