Sapone Nivea

Il sapone Nivea degli anni Cinquanta / Sessanta è diretto e laconico come un pugno in faccia: e no, non sto scherzando.
Saponette moderne, con le scatole piene di scritte con ingredienti ed avvertenze, fatevi da parte ed ammirate quel sapone che nulla dice di sé, se non “vuoi una saponetta? Io sono quella che aspetti!”.
Sicuramente farà strano anche a voi, ma nel passato il marketing funzionava in maniera molto più lineare, dove era il brand, e non il prodotto a vendere.
Poco importava della descrizione dei pregi dell’oggetto, era il marchio “Nivea” che faceva sì che il sapone fosse acquistato dai consumatori, e ancor meno interessava se non era disegnato sulle esigenze di lui o di lei come molti prodotti moderni.
In passato ciò che contava di più era la fidelizzazione del cliente al marchio, ed esso doveva diventare sinonimo di affidabilità e qualità, affinché per tutta la vita il consumatore non volesse altro (scommetto che anche voi avete nonne / zie / mamme, che hanno vissuto in questo periodo e che mostrano i chiari sintomi di questo atteggiamento).
Oggi invece siamo tartassati da prodotti che dovrebbero soddisfare le esigenze di ciascuno di noi, anche se nel mondo del prodotto in larga scala, essa è una pretesa che ha un po’ dell’utopia.
Ecco la foto della scatola:   Misura 8,7 cm x 5,1 cm x 3,3 cm e risale agli anni Cinquanta / Sessanta.
Contiene ancora la sua saponetta, e sulla scatola c’è solo scritto il prezzo, il contenuto del prodotto  e il produttore, ossia i Laboratori Cosmochimici di Milano e nient’altro.
Insomma, tutto sommato un sapone di poche parole.
Grazie per aver letto il post! Sto avendo problemi con il servizio di Libero per l’hosting foto, perciò se l’immagine della bottiglia non si vedesse fatemelo sapere.
Provvederò  a ripristinarla.

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