Sbattuto in carcere e cancellato dal Servizio Sanitario Nazionale

Caso giudiziario.
Il 15 marzo 2011, mio padre ultrasettantenne veniva arrestato per la seconda volta a seguito di un rigetto del ricorso in Cassazione presentato dall'avvocato Gianantonio Minghelli del Foro di Roma, per un reato falso di tentato omicidio.
Condotto al carcere di Buoncammino a seguito di un tentativo di suicidio documentato e grazie all'istanza presentata dal legale Marcello Chessa, dal Servizio di psichiatria dell'Ospedale Santissima Trinità di Cagliari dove venne trasferito dopo il primo giorno di carcere, gli veniva concessa la detenzione domiciliare dal giudice dott.
Paolo Cossu.
Dopo qualche mese, venivo a sapere per caso che chi entra in carcere viene cancellato, senza nemmeno saperlo, dal SSN poiché si ritiene, che chi usufruisce della prestazione sanitaria del carcere non deve più usufruire del SSN.
Ripristinavo io stesso l'iscrizione di mio padre al SSN tramite la ASL di Cagliari.
Oltre constatare l'ennesimo assurdo sistema malaburocratico italiano, a mio parere questa cancellazione è una grandissima baggianata.
Non vedo il motivo per il quale chi entra in carcere debba essere cancellato dal SSN.
E' sotto inteso che un detenuto non potendo usufruire di prestazioni mediche tramite il SSN è chiaro che nessuno spreco può essere effettuato.
Questo scritto è giusto per far sapere ai “signori giudici” tutti i danni e i disagi morali e materiali che ci hanno causato.

Leggi tutto l'articolo