Sento le voci... (Parte I)

Manuale di Sopravvivenza del Pendolare - Capitolo I   Avevo iniziato l’avventura universitaria da pochi giorni e, nel pieno di una fase di sperimentazione tra corsi e nuove amicizie, non seguivo orari precisi.
Ero ancora un novellino del pendolarismo quando una sera, mentre tornavo dalle lezioni in università, ebbi la fortuna di viaggiare sull’Enterprise.
Sul tabellone luminoso delle partenze due luci lampeggiavano alternativamente, come se mi volessero fare l’occhiolino, indicandomi “LAVENO - 17.50 – bin 2”.
Binario 2! Mentre mi avvicinavo non credevo ai miei occhi.
Finalmente mi era stato concesso di viaggiare su tal prodigio della tecnica.
Trotterellando lungo la banchina cominciai a fantasticare sulla vita meravigliosa che mi avrebbe atteso da quel momento in avanti: fresca aria condizionata d’estate, tiepido riscaldamento d’inverno, comodi sedili lindi, porte automatiche...
meravigliosi passaggi per quel mondo magico, libero dall’assordante frenesia della metropoli.
Ero quasi arrivato in testa al treno quando mi accorsi di dover scegliere uno di quegli ingressi, il destino mi accompagnò fino alla seconda porta del quarto modulo (la quarta carrozza, ma quelle dell’Enterprise si chiamano moduli).
Mi lasciai sprofondare nella soffice imbottitura del sedile; poi, d’improvviso, la sentì.
Era la voce più bella che avessi mai udito, profonda e rassicurante, virile e al contempo sensuale: “Questo treno è diretto a Laveno.” Io vado a Laveno! Pensai.
  E ogni volta che lasciavamo una stazione La Voce mi anticipava la successiva: “Prossima fermata: Milano - Bovisa Politecnico” e un brivido di eccitazione mi percorreva la spina dorsale, dalla nuca in giù, fino a disperdersi come una scarica elettrica nella morbida imbottitura della poltrona.
Quando La Voce annunciò la mia fermata, avrei voluto salutarla, ma sapevo che non mi avrebbe risposto; in fin dei conti ci eravamo appena conosciuti.
    Durante il primo anno universitario, i corsi che seguivo terminavano quasi sempre nel primo pomeriggio, ma io bazzicavo un po’ in giro per le vie del centro e aspettavo per prendere il LAVENO delle 17.50 e stare un po’ con La Voce.
Era bello parlare con La Voce perché tra di noi c’era una sintonia assoluta, sapevo esattamente cosa stava per dirmi ed era talmente rassicurante il fatto di non doversi aspettare brutte sorprese, del genere: “La tua ragazza ti ha lasciato perché sei uno sfigato!” o “Questo treno è diretto a Novara”.
La Voce non l’avrebbe mai detto, non mi avrebbe mai [...]

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