Senza voltarsi

  Arriva l'ora di partire.
E la malinconia ti invade, mischiandosi all'adrenalina.
Ha un sapore dolceamaro.
Un piede rimane serrato a terra, come incollato da miliardi di vinavil misto ad attack e l'altro invece è già in volo, già pronto a fare forza e a dare la spinta al corpo per salire sulla scaletta dell'aereo.
Gli occhi di Leonardo guardano il sorriso di Ginevra, i suoi occhi e le sue mani gelate che lascerà a Firenze.
Staserà non ci sarà lei sul divano vicino a lui con il piumone addosso che gli copre le gambe, non ci sarà nessuno con cui litigare per il film da vedere al cinema.
Sarà solo.
Solo.
Solo.
Solo.
Solo lui e Londra.
Non che la solitudine gli faccia paura.
Non è quello.
E' sempre stato un tipo che ama stare insieme agli altri, uno che fa amicizia in quattro secondi ma anche uno che sa stare in solitudine.
Anzi ci aveva sempre tenuto ai suoi spazi solitari.
Di quelli in cui metti su un cd ed hai la musica come unica compagna.
Oggi però tutto è diverso.
Non è lui a decidere quel momento.
Anzi, il tempo si fa tiranno.
Corre in quel conto alla rovescia che lo divide da Ginevra.
Lei non la smette un secondo di sorridere.
Desidera soltanto che lui veda, prima di prendere il volo per Londra, solo suo volto felice e nient'altro.
Niente lacrime.
Niente pianti.
Niente scene strappalacrime.
"Voglio che abbia il mio sorriso negli occhi.
E che lo porti con sè - pensa Ginevra, sentendosi saggia.
Ricordo che mio nonno non andava mai a vedere i morti.
Neppure quelli della sua famiglia.
Diceva che voleva ricordarli da vivi.Con il sorriso sulle labbra.
Altrimenti l'immagine della morte avrebbe offuscato quella della vita nei suoi ricordi.
Con Leonardo voglio che sia così.
Non voglio che mi veda piangere".
Se lo impone Ginevra.
E Leonardo lo percepisce che quel sorriso è il "suo" regalo prima di partire.
Radioso, solare, vero.
E solo suo, di nessun altro.
Le prende le mani.
Guarda un attimo in basso. E punta di nuovo gli occhi in quelli di Ginevra.
Non dice niente per due o tre minuti.
Le tocca solo le mani.
Le accarezza.
Le stringe.
La gola si secca.
Gli occhi si bagnano dall'emozione, dalla voglia di stringerla, di prenderla in collo e si salire insieme su quell'aereo.
Ma sa già che non sarà così.
"Sei una donna incredibile.
Non so bene ancora chi devo ringraziare per averti incontrata.
Chiunque tu sia ad avermi fatto questo regalo ti ringrazio".
E guarda in alto nel cielo Leonardo, in un gesto platealmente teatrale.
"Non so se devo ringraziare Dio, la Madonna o Bill Gates, però grazie [...]

Leggi tutto l'articolo