Serra San Bruno terra di carbonai e clausura - di Ettore Mo

Viaggio in Calabria dove si cuoce la legna con la tecnica dei Fenici.
E nella Certosa delle leggende si sarebbe nascosto il fisico Majorana SERRA SAN BRUNO (Calabria) - Puoi aver fatto il giro del mondo ma se un giorno ti capita di passare per Serra San Bruno, in Calabria, sei aggredito da una sensazione mai provata altrove: come fossi risospinto di colpo nel passato, con un tuffo indietro di mille anni.
I tuoi polmoni sono invasi dall'aria mistica del più mistico monastero medioevale e, al tempo stesso, dal fumo del carbone di legna, che cuoce nelle carbonaie sulla montagna: prodotto con una tecnica che risale, inalterata, ai Fenici.
Questa seconda realtà, che ha il colore dell'inchiostro ed è sostanzialmente costituita da una mezza dozzina di carbonaie disseminate nei boschi, è accessibilissima: basta rassegnarsi a un continuo saliscendi su sentieri fangosi tra abeti e piante di faggi non ancora spogliate dall'autunno.
La legna arde lentissimamente sotto le cupole di terra e al sottofondo musicale provvedono soltanto le accette sugli alberi e i rintocchi di qualche campanaccio.
«Delle attività boschive - dice Sharo Gambino, anziano giornalista e scrittore serrese -, molte si sono estinte.
I carbonai resistono.
Ma sono rimasti in pochi, e, come gli indiani nelle riserve, i turisti li cercano per riprenderli con telecamere e macchine fotografiche».
Inaccessibile invece (o quasi) la Certosa di Serra San Bruno, fondata nel 1091 da Bruno di Colonia, rampollo di una famiglia aristocratica tedesca, che, affascinato dalla vita contemplativa, si mise in cammino per la Calabria dopo aver creato, in Francia, l'Ordine dei certosini.
Sottoposto al più severo dei regolamenti monastici che si possano immaginare, la Certosa si è via via imposta come uno dei più grandi centri spirituali e cristiani del Meridione d'Italia.
Ma sarebbe stato impossibile, per i fedeli, abbeverarsi direttamente alla sua fonte: perché lo spirito di San Bruno non consentiva trasgressioni alla clausura e i portoni del monastero sarebbero rimasti ermeticamente chiusi per i secoli dei secoli.
L' astuzia certosina ha risolto il problema allestendo un Museo, nel maggio del '94, sopra un pezzetto di terra rosicchiato alla superficie totale della cittadella monastica e d'ora in poi estraneo al sacro recinto.
Devo contentarmi del Museo che - assicura l'opuscolo - ti dà tutte le informazioni possibili sulla storia della Certosa e dell'Ordine, sui tanti santi che vi sono passati e di lì sono volati direttamente in paradiso at dexteram di Bruno, sul trantran [...]

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