Sessoscritto Bis/ Lui pensava di leccare il gelato e insieme le tette di Rosita, che si chinava per riempire i coni di cialda croccante...

  Entrò in casa facendo sbattere la porta e gettando le chiavi sul tavolo.
Si sentiva nervoso e il rumore dell’acciaio sul tavolo di legno accentuò ancora di più il senso di malessere mentale e fisico: nella bocca dello stomaco l’inquietudine, come uno spremilimoni che dentro gli girava lento.
Aveva solo 4 desideri: 1) Pisciare 2) Mangiare 3) Scopare 4) Dormire Entrò in bagno, si aprì la chiusura lampo dei pantaloni, tirò fuori il cazzo e svuotò la vescica nel water.
Fu invaso dalla piacevole sensazione  di aver compiuto il primo passo verso la soddisfazione del sé.
Ora avrebbe potuto concentrarsi sugli altri desideri: poteva pensare a mangiare.
Gli venne così in mente il bar vicino a casa che, in un lucido banco d’acciaio, esponeva tanti gusti di gelato: colorate vasche piene di rosso fragola, verde menta, marrone cioccolato, pallido giallo crema, beige nocciola e altri gusti strani da leccare… Soprattutto gli venne in mente il morbido collo di Rosita e la scollatura del suo camice bianco quando, piegandosi per riempire i coni di cialda croccante o i bicchierini di carta del gelato con i gusti disposti sul banco, offriva alla vista dei clienti – e alla sua, principalmente alla sua! – l’attaccatura delle sue belle tette che, non ben trattenute dal reggiseno, si muovevano un poco scomposte, unite l’una all’altra da una riga profonda che ne segnava la distanza e insieme l’inseparabile attaccatura.
Pensava così di leccare il gelato – la crema, la panna, gusti classici, niente di fantasioso – e insieme quelle tette finalmente libere dal camice, dal reggiseno mal progettato…Leccare la pelle turgida del capezzolo eretto – ma caldo, non freddo come la crema – e la pelle liscia e porosa, come la panna del cono, che sciogliendosi in bocca gli avrebbe riempito la lingua di dolce e invadente sapore di zucchero.
Si passò una mano sui pantaloni, dall’inguine nuovamente al cazzo e notò – senza stupore, per la verità – che un’erezione – non possente ma neppure tanto timida – si era animata sotto i suoi pantaloni.
Perciò decise che invece di pensare, a ciò che avrebbe mangiato o alle tette in cui avrebbe affondato naso e lingua, era l’ora di farlo.
Aveva appuntamento con Rosita già dal giorno prima e il suo nervosismo derivava dal fatto che non sapeva come convincerla a venire subito a casa sua.
Si rese inoltre conto che non aveva espresso i suoi desideri nell’ordine giusto: poteva aspettare a mangiare il gelato, ma non poteva aspettare a scopare Rosita.
Mancava mezz'ora [...]

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