Simo M.Rodinò, ENRICO BAJ

DA  affari italiani Enrico Baj: dalle "figure atomizzate" ai "totem", passando per i "Generali" Giovedí 08.07.2010 di Simonetta M.
Rodinò Enrico Baj, uno spirito incline alla sperimentazione con una grande inventiva unita a una forte carica ironica.
Baj, artista intellettuale inquieto, spesso definito il “pittore dei generali”, per le sue più famose opere che vestiva di tutto punto, con damaschi e broccati, pizzi della nonna, medaglie, mostrine, cordoni d’oro e d’argento, stelle o scintillanti patacche.
Al pittore milanese che proprio ai suoi “Generali” affidò tutta la passione antimilitarista e antibellicista, è dedicata la mostra “Enrico Baj: dalla materia alla figura”, da sabato nelle sale del Castello Pasquini a Castiglioncello (Li).
L’esposizione, curata da Luciano Caprile e Roberta Cerini Baj, si articola in sei sezioni e raccoglie 77 opere eseguite a partire dal 1951 - anno di fondazione del Movimento Nucleare - fino agli anni ‘90, periodo in cui i concetti di “materia” e “figura”, che avevano precedentemente interessato l’elemento pittorico, danno vita a “maschere tribali” e “totem” in cui l’ “objet trouvé” partecipa a pieno al suo gioco compositivo.
Enrico Baj, Impressioni d’Africa, 1997, acrilici su feltro, cm.
190 x 283 LE IMMAGINI “Il 1952 fu un anno cruciale.
Io, Dangelo e Joe Colombo facevamo tutto, fondavamo movimenti, lanciavamo manifesti, trasformavamo e gestivamo balere a suon di bolgie-woogie.
Si facevano quadri, si suonava, si ballava fino al mattino, come nella Saint-Germain di Juliette Gréco e di Boris Vian.
Cantine e night-clubs come l’Aretusa, il Santa Tecla, la Taverna Mexico, il Shangai con pianista cieco, tutta la Milano di notte era nostra…”, scrisse l’artista nel libro Automitobiografia, del 1983.
E’ il periodo in cui Baj interpreta con immagini drammatiche, come in “Due figure atomizzate” del 1951, l’angoscia esistenziale che pervade la gente in seguito all’uso dell’atomo: pericolo incombente dopo gli effetti devastanti delle bombe scaricate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki durante il conflitto mondiale da poco concluso.
Seguono le “montagne” e gli “ultracorpi” in cui un magma informe e materico è la parte terrestre di questa sorta di “paesaggi”, mentre gli sfondi sono lasciati a tappezzerie colorate.
Da i “Generali” e le “Dame” si giunge poi alle “maschere tribali” e i “totem”, che rappresentano il suo filone ludico: l’artista mantiene quella fantasia che i bambini hanno e [...]

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