Simposio- Aristofane, Sul vostro ombelico!

Il desiderio d'amore secondo Aristofane esprime lo stato di incompiutezza in cui ci si trovava dopo che, per ordine di Zeus, si veniva sezionati in due.
Eros, nonchè il desiderio sessuale, è la nostalgia della nostra unità perduta.
Ognuno è alla ricerca dell'altro se stesso, la metà simmetrica, il doppio mancante che ci restituirebbe la totale compiutezza, o compiuta totalità, conosciuta soltanto agli albori dei tempi.
Secondo il racconto di Aristofane, ogni uomo in origine aveva l'aspetto di un'entità circolare, ovoidale, che per spostarsi altro non poteva fare che rotolare.
Ciascuno aveva quattro mani, quattro gambe, due volti, uno davanti e uno dietro la testa, e due sessi fissati all'esterno da entrambe le parti.
Per punirli per la loro arroganza, Zeus decide di tagliarli a metà: l'uomo naturale, diviso a metà per sezionamento, venne completato da Apollo.
Quest'ultimo girò il viso e il collo dalla parte del taglio, tirò la pelle verso il ventre, cucendola, e "come con le borse che si stringono con un cordicino", unì le pelli con l'ombelico, in una vera e propria cicatrice.
Zeus infine spostò il sesso sul davanti del corpo, per rendere possibile l'accoppiamento delle due metà: situato non a caso appena sotto l'ombelico, il sesso costituisce così una sorta di compensazione, di palliativo della mutilazione di cui l'ombelico serba la traccia.
Che cos'è quindi tutto questo per Aristofane? Unirsi sessualmente significa far rientrare il pieno dell'uno nel cavo dell'altro, far combaciare gli ombelichi, cancellare momentaneamente il taglio, e ritrovarsi allo stadio in cui si era tutt'uno con il proprio essere originario.
Riformare serrando a sè la propria metà, l'uovo matrice ovoidale da cui si è usciti per mezzo della divisione imposta.
 

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