Sinistra Arcobaleno

Sinistra Arcobaleno, uniti senza falce e martello     È una fredda, tersa, giornata di sole, al Caffé di piazza di Pietra, poco lontano da Palazzo Chigi, dove viene presentato il nuovo simbolo della "Sinistra arcobaleno".
Molto semplice, solo delle onde arcobaleno appena accennate sotto il nome della federazione che raggruppa: Prc, Verdi, Pdci e Sinistra Democratica.
Alla fine si è deciso di evitare di inserirvi sotto i simboletti dei quattro partiti del raggruppamento, come avrebbero preferito inizialmente i comunisti italiani.
Oltretutto in questo modo è più chiaro che non si tratta di una coalizione elettorale, cosa che comporterebbe altre regole e altri quorum, ma di un «nuovo soggetto politico», come ha specificato il segretario di Rifondazione Franco Giordano.
Con la nuova legislatura, dopo il voto, i quattro formeranno gruppi parlamentari unici.
E così, in questa bella mattina soleggiata e fredda, sparisce dal panorama simbolico della politica italiana la vecchia cara falce e martello.
O meglio, le uniche che vedremo sulla scheda saranno quelle di listine trinariciute o turigliattiane.
La falce e martello «non va via, ognuno la porta con sè», cerca di confortare i nostalgici il presidente della Camera nella sua veste di prossimo candidato premier della sinistra arcobaleno, Fausto Bertinotti.
La scommessa del resto è più alta e più rischiosa, come ha avuto modo di dire anche in televisione: è l'esistenza stessa di una sinistra-sinistra o sinistra "radicale" come si usa dire sulla stampa moderata.
Bertinotti preferisce l'idea di una sinistra «radicata», un soggetto che «non si arrende al duopolio», interprete di una «domanda di cambiamento» quella sì più «radicale».
L'obiettivo del nuovo simbolo senza i vecchi riferimenti, è quello che sia più attraente, capace cioè di coinvolgere anche forze e persone che non si sono formate nel solco dei vecchi ideali del marxismo e del costante riferimento alla classe operaia.
In primis i Verdi, che sono tra i fondatori di questo nuovo raggruppamento, e poi settori del pacifismo, del movimento no global, ad esempio.
«Andiamo con questo simbolo in battaglia», ammette per niente rassegnato Bertinotti.
E Pecoraro Scanio precisa che sarà un baluardo contro la prospettiva delle larghe intese e contro «ogni tipo di inciucio».
Fabio Mussi alla presentazione del simbolo non c'è ma solo perché è ricoverato, reduce da un trapianto di reni (che non ha avuto complicazioni, come specifica il ministero dell'Università e della Ricerca).
L'obiettivo esplicito [...]

Leggi tutto l'articolo