Sisma, nell'ospedale dell'arte

(ANSA) – SPOLETO, 18 NOV – “Abbiamo lavorato per mesi, quasi 24 ore su 24 e raccolto ad oggi 6400 beni tra beni archeologici, storico-artistici e porzioni architettoniche.
Ora stiamo completando l’inventario di questo patrimomio mai catalogato.
Nessuno pensava a un risultato numerico e qualitativo così alto”.
Tiziana Biganti, funzionaria del Mibac, riassume così il lavoro del Centro di Raccolta di Santo Chiodo, alle porte di Spoleto, dove ci si prende cura delle bellezze andate in frantumi in Umbria nel terremoto del 2016.
Qui, nei 4000 metri quadrati di questo ospedale dell’ arte, ogni “pezzo” salvato dalle chiese distrutte o danneggiate ha una cartella clinica con nome, luogo e data del recupero.
I “reparti” sono colmi di campane, arredi sacri, candelabri, tele, statue, crocifissi, porzioni di affreschi, fino ai frammenti più piccoli.
“E’ un luogo vivo – dice Biganti – dove tutti lavoriamo per far tornare nei luoghi di provenienza questo patrimonio fondamentale per la storia identitaria delle comunità”.