Snakes on a plane

Un proverbio inglese ammonisce di “non giudicare un libro dalla sua copertina”.
Vero.
Per i film potremmo dire: non si può giudicare un film dalla sua promozione (locandina, trailer, pubblicità varie).
Tuttavia, talvolta, la promozione non dice bugie e comunica al pubblico l'esatta consistenza del film.
Nel caso di Snakes on a plane, uno dei trailer recitava: Quest'anno avete visto film con grandi star, incredibili super eroi, divertenti pirati, elaborati codici, spettacolari animazioni...
ma c'è una cosa che vi garantiamo non avete mai visto: serpenti su un aereo!.
Oppure: Agorafobia: paura degli spazi affollati.
Claustrofobia: paura degli spazi chiusi.
Aviofobia: paura di volare.
Ofidiofobia: paura dei serpenti.
Ora immaginate queste paure tutte insieme! Quindi fin dai trailer era chiara la natura di questa operazione: un puro pretesto per mettere in scena ciò che non era mai stato mostrato: un attacco di centinaia di velenosissimi serpenti su un aereo in quota.
E così effettivamente è stato.
La trama è presto detta: per evitare che un testimone oculare possa rovinarlo in tribunale, un boss non trova niente di più semplice che infilare (di nascosto, con la complicità dei corrotti operatori aeroportuali) serpenti velenosissimi, eccitati col feromone, e poi liberarli sull'aereo quando questo si trova a metà strada.
Da qui il regista David R.
Eliss (stuntman, attore, regista) parte per giocare un po' con gli stereotipi del genere horror, non rinunciando a scene raccapriccianti, ma concedendosi degli sprazzi di ironia che, pur non alleggerendo la crudeltà delle scene, rendono il tutto meno realistico e dunque meno impressionante.
E così si passa tra scene in cui i serpenti attaccano gli organi sessuali dei malcapitati a scene in cui il passeggero macho non vuole fari curare dallo steward un po' effeminato; una scena in cui un serpente stritola e mangia un intero poveraccio partendo dalla testa (con dovizia di particolari) a un'altra in cui la hostess (Julianna Margulies, ex infermiera di ER) urla: “Odio dirlo: ma qualcuno sa pilotare un aereo?”.
Per finire con assurdità sempre maggiori fino all'ovvio lieto fine che il genere impone per i pochi sopravvissuti.
Il protagonista Samuel L.
Jackson è qui al minimo sindacale di impegno ed espressività.
A mio parere il film sarebbe stato certamente migliore se avesse insistito di più sul genere parodistico e non avesse abbondato con scene inutilmente cruente che disturbano gli spettatori “normali” (poi ci sono i patiti del genere, ma questo è un altro [...]

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