Snowden, un eroe per caso contro l’Intelligence americana

di Januaria Piromallo | 28 novembre 2016 dal Fatto Quotidiano A me è successo: un hacker è entrato nel mio sistema di sicurezza Apple.
Ha rubato la mia identità, ha profanato la mia agenda con migliaia di indirizzi.
La sensazione è quella di subire uno stupro digitale.
Ho preso il computer e l’ho portato alla casa madre, ma l’Apple non dovrebbe essere a prova di hacker?  Non so come lo hanno tracciato subito: era un tizio della Costa d’Avorio che mandava a nome mio richiesta di aiuto e soldi.
In molti ci sono cascati, mi hanno telefonato allarmati.
Perché ve lo racconto? Perché sono andata a vedere Snowden, il kolossal americano diretto dal premio Oliver Stone.
Si tratta della storia arci/vera di un topo da computer, responsabile di quella che è stata definita la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani.
Praticamente, il padre di tutti gli hacker.
A quale libertà siamo disposti a rinunciare per consentire ai nostri governi di proteggerci? Snowden, eroe per caso, non sta più al gioco e parte la grande denuncia.
Nel 2013 lascia il suo impiego alla National security agency e vola a Hong Kong per incontrare i giornalisti e consegnare loro un malloppo di documenti per dimostrare la gigantesca portata della violazione dei diritti anche del singolo individuo da parte del governo.
Dopodiché chiede asilo politico alla Russia.
A tutt’oggi gli è negato l’ingresso negli Usa.
E’ stata un pugno nell’occhio la “Grande Visione” di Snowden: all’Intelligence americana basta un click (o forse qualcuno in più) per  “spegnere”, cancellare informaticamente il Paese non allineato.
Ecco, pensavo, su larghissima scala, quello che è successo a me.
Chiacchieravo con un amico e di Internet con valanga di e mail  di cui ogni giorno siamo inondati mi ha dato la più bella definizione: Come rompere i cogl…ni a un migliaio di persone a costo zero.
Prima bisognava trovare numero di telefono o indirizzo, scrivere o telefonare… adesso basta un click.
E tanta buona fortuna a chi prova a togliersi da una di queste liste spam che ingolfano il computer e le vostre teste.
Lo sostiene pure Roselina Salemi, conoscitrice di tendenze e di comportamenti sociali, che segue gli sviluppi del progetto La Cerchia, titolo dato da Toni Muzi Falconi a un gruppo di pensiero critico sulla Rete: “Il mondo digitale fa parte delle nostre vite, non possiamo certo tornare indietro.
Ma dobbiamo smettere di considerarlo una specie di paradiso terrestre: tutto gratis, ogni informazione [...]

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