Sofri,Strada, Walzer, Libia e guerra umanitaria. Le tesi e il contesto

Libia e guerra umanitaria.
Le tesi e il contesto Data di pubblicazione: 24.03.2011   Le opinioni di Adriano Sofri, Gino Strada e Michael Walzer, un articolo di Thomas L.
Friedman e una testimonianza di Farid Adly , da la Repubblica e il manifesto, 24 marzo 2011 Adriano Sofri, Che cosa giustifica l'intervento Thomas L.
Friedman , L'eterna guerra tra clan rivali Farid Adly, La mia sconfitta, la nostra salvezza Loris Campetti intervista Gino Strada, Fermiamo le bombe Roberto Festa intervista Michael Walzer, Questa volta è un errore la Repubblica Che cosa giustifica l’intervento della polizia internazionale di Adriano Sofri Quale sarebbe stato il destino degli ottocentomila abitanti di Bengasi? È una domanda che nessuno dovrebbe eludere - Si può davvero dubitare del dovere di aiutare o di chiedere aiuto quando il crimine si compie sotto i nostri occhi? - Con la decisione di agire in difesa degli insorti in Libia ritorna la divisione tra i fautori dell’ingerenza e chi sostiene il pacifismo "senza se e senza ma" La guerra non è umanitaria, certe paci possono essere disumane.
Lo scorso giovedì, 17 marzo, Gheddafi disse in tv: «Arriveremo a Bengasi stasera e non avremo pietà.
Andremo casa per casa».
"Stasera": alla mezzanotte libica il Consiglio di sicurezza avrebbe votato.
I primi raid francesi – i più ansiosi di cominciare – sono avvenuti alle 17,45 di sabato.
I gheddafisti avevano attaccato in forze, ma non ne erano ancora venuti a capo.
Che cosa sarebbe stato degli ottocentomila abitanti di Bengasi? È una domanda che nessuno dovrebbe eludere.
Non che manchino le ragioni per l’amarezza e il disgusto.
Gli Stati che vanno a bombardare la Libia di Gheddafi hanno fatto fino a ieri affari d’oro con lui, e calcolano di farne di più.
Gli hanno venduto le armi che oggi prendono di mira.
Gli hanno lasciato piantare la sua tenda madornale a Parigi o a Roma.
Bisognava prima fare ben altro, dite, bisognava comportarsi ben diversamente.
Infatti: ma che cosa bisognava fare la sera di giovedì 17 marzo, quando si annunciava il rastrellamento, casa per casa, senza pietà? Tutto era cominciato, a Bengasi, dall’ennesimo arresto di un giovane avvocato che denunciava tenacemente l’eccidio di 1300 prigionieri in un carcere di Tripoli, nel 1996.
Questa volta c’era l’esempio i Tunisi e del Cairo, la gente è andata in piazza.
Toccava alla città che aveva avuto la forza di ribellarsi di pagare per il delirio della terra e dei suoi governanti? Succede continuamente.
La norma non è affatto quella dell’interventismo [...]

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