Soldi pubblici, scoperto il bluff di Tonino

Per i dipietrologi di professione questa è una puntata da non perdere.
La saga è la stessa di sempre: «Soldi & affari di famiglia».
Per aggiornarvi sui nuovi sospetti di presunta mala gestio del denaro pubblico nel partito di Antonio Di Pietro e sui consequenziali comportamenti del suo leader, occorre far presente come a Milano la procura sia ancora indecisa se dare seguito all’iniziativa del presidente del tribunale, Livia Pomodoro, che aveva chiesto ai colleghi pm di approfondire le gravi questioni sollevate da Veltri e Occhetto (ex alleati del leader Idv alle Europee del 2004) in merito alla gestione dei rimborsi elettorali da parte dell’ex pm.
Una vicenda complicata, spinosa, questa delle finanze di Re Tonino che un bel giorno sentì il bisogno di costituire un’Associazione (che dopo la defezione di Mario Di Domenico, quello delle foto di Contrada, contava su tre soli soci: Di Pietro, la moglie Susanna Mazzoleni e Silvana Mura, oggi deputato), di chiamarla tale e quale al Partito e attraverso essa percepire ripetutamente i soldi pubblici, al posto del Partito, con un codice fiscale che col Partito non ci azzeccherebbe nulla così come nulla ci azzeccherebbe il conto corrente sui cui sono transitati i milioni di euro.
La distonia Associazione-Partito venuta alla luce grazie all’inchiesta del Giornale sul patrimonio economico dell’Idv non poteva che essere constatata (essendo evidente per tabulas) attraverso un’ordinanza del tribunale di Roma del 23 luglio 2008, che ha sancito come l’«Associazione» e il «Partito» fossero due soggetti giuridici dotati ognuno di vita propria, e non dunque «la stessa cosa» come invece ha sempre sostenuto il paladino della trasparenza.
A distanza di tempo, nonostante i tentativi ex post del politico molisano di ricorrere continuamente ai notai per sanare le anomalie pregresse, le cose non sono cambiate.
Anzi, per certi versi son diventate ancora più grottesche.
Vediamo come.
Per provare che «Associazione» e «Partito»” fossero (sono) due cose assolutamente distinte, gli avvocati Francesco Paola, Luigi Gianzi e Paolo De Caterini, legali di Veltri e Occhetto, a fine novembre sono ricorsi al test più elementare: hanno spedito la medesima diffida a un unico indirizzo milanese (via Felice Casati 1/, dove insisteva la società immobiliare «Antocri» del socio unico Di Pietro e dove insiste la sede dell’«Associazione» oltreché la sede effettiva del «Partito») e l’hanno recapitata a due soggetti differenti: Antonio Di Pietro, quale presidente e rappresentante [...]

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