Sono le parole quelle che cantano,

      Sono le parole quelle che cantano, che salgono e scendono… Le amo, mi ci aggrappo, le inseguo, le mordo, le frantumo… Vocaboli amati… Tutta un’idea cambia perché una parola è stata cambiata di posto, o perché un’altra si è seduta come una reginetta dentro una frase che non l’aspettava e che le obbedì… Tutto sta nella parola… Pablo Neruda ................
  La parola come accesso alla diversità delle culture.
“…Amo tanto le parole… Brillano come pietre preziose, saltano come pesci d’argento… Sono tanto belle che le voglio mettere tutte nella mia poesia… Tutto sta nella parola… Tutta un’idea cambia perchè una parola è stata cambiata di posto… Sono antichissime e recentissime… Che buona lingua la mia, che buona lingua abbiamo ereditato dai biechi conquistatori… Andavano a balzi per le tremende cordigliere, cercando patate, salsicce, fagioli, tabacco nero, oro, mais, uova fritte con quell’appetito vorace che non s’è più visto al mondo… Trangugiavano tutto, con religioni, piramidi, tribù, idolatrie eguali a quelle che portavano nei loro sacchi… Dovunque passassero non restava pietra su pietra… Ma ai barbari dagli stivali, dalle barbe, dagli elmi, dai ferri dei cavalli, come pietruzze, cadevano le parole luminose che rimasero qui splendenti…la lingua.
Fummo sconfitti…E fummo vincitori… Si portarono via l’oro e ci lasciarono l’oro… Se lo portarono via tutto e ci lasciarono tutto… Ci lasciarono le parole”.
frammenti da Confesso che ho vissuto di Pablo Neruda

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