Sono una consumatrice. punto.

Da qualche giorno alla radio si fa strada un'insistente pubblicità riguardante un web magazine che dovrebbe guidarci all'acquisto delle ultimissime novità in fatto di moda.
La pubblicità ci martella con la finto allegra voce di una donna che scoppia di gioia (finta) nel declamare quanto sia felice di essere una shopping victim; la donna commenta con ironia che non importa quello che gli altri dicono di lei, sottintendendo che magari la potrebbero considerare un pò tocca o quantomeno eccessiva nella sua mania degli acquisti, l'importante è che lei riesce a trovare sempre le nuove tendenze, anticipa la moda, è protagonista.
E' più o meno questo il senso che le fa dire di essere una vittima felice dello shopping.
Ora, se la donna della pubblicità si fermasse a ragionare un momento, scoprirebbe che nell'accezione comune il termine vittima significa le seguenti cose: (fonte: Sabatini Coletti) vittima s.f.
1 Animale o persona immolata come offerta sacrificale alla divinità: offrire buoi come v.
a Zeus 2 estens.
Chi muore o chi subisce grave danno in seguito a un incidente, a una calamità naturale, a una malattia e simili: le v.
di guerra, di un terremoto; rimanere v.
di un incidente stradale 3 estens.
Chi è perseguitato o subisce in qualunque modo una sopraffazione: popolazione v.
del razzismo; essere v.
della moglie; chi è danneggiato da una situazione o da un comportamento: essere v.
di un malinteso || fam.
atteggiarsi a v., fare la v., sentirsi oggetto di persecuzione, spesso senza reali motivi Vale a dire che una vittima è chi subisce un evento non piacevole per volere di altri o del fato o chi subisce angherie; addirittura nel significato più antico è vittima l'offerta sacrificale agli dei.
Un termine decisamente altisonante e non del tutto positivo per definire quindi chi è semplicemente un compulsivo degli acquisti.
Ma forse è proprio questo il punto: le shopping victims sono consapevoli oggetti di sacrificio sull'altare del consumismo, sono sopraffatte nella loro volontà e non pensano ad altro che al televisore nuovo piuttosto che alle ultimissime scarpe di grido.
In ogni caso, parliamo di uno status e non di una persona.
Essere vittime della moda (o di qualsiasi altra produzione artistica o materiale) è solo uno degli stati dell'essere, non certamente l'essere completo.
Identificarsi in uno stato non positivo e non vedere se stessi al di là di questo, ci porta ad essere completamente quello che il sistema vuole: consumatori prima che persone.
Io sinceramente ci penserei due volte a definirmi in [...]

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