Sorvolando il mare

Quella mattina, penso fosse mattina, con grande stupore mi svegliai in una strana situazione, ero pericolosamente aggrappata ad un foglio verde, ondeggiante.
La mia consistenza era quella di una goccia d’acqua.
Guardando meglio capii che il foglio verde era in realtà uno stelo d’erba.
Di colpo pensai alla sera precedente, prima di coricarmi, l’ultimo pensiero stramapalato era stato un quesito: quanto impiega una goccia di rugiada a raggiungere il mare ed accarezzare le rive? Ecco ero diventata una goccia di rugiada e forse avrei saputo e calcolato quanto tempo mi occorreva in quello stato a raggiungere il mare.
La domanda era come avevo raggiunto quel filo d’erba? Mi guardavo intorno accecata dal riverbero del sole, cercando di prendere confidenza con le mie nuove e diverse dimensioni.
Frastornata al punto di esserne divertita, nella beata incoscenza di non sapere cosa sarebbe accaduto.
Infondo dicevo da tempo di avere bisogno di una vacanza e questa era unica.
Mi stava venendo la nausea, continuavo ad ondeggiare scivolando lentamente lungo lo stelo d’erba vellutato allungandomi e restringendomi pronta a spiccare un salto.
No pronta a sentirmi precipitare, di come fare a saltare non avevo alcuna idea.
Buffa questa dimensione vedevo tutto distorto come in una lente, solo gli oggetti di fronte avevano contorni regolari, ma come il punto di vista ruotava tutto diventava bislungo.
Dovevo abituarmi a quello strano senso di dilatazione e vincere il  mal di mare che mi suscitava.
Caddi.
Rovinosamente, rimbalzando tra mille guizzi spiaccicata a terra insieme ad altre gocce, mi sentivo sottile ed enorme allo stesso tempo, spalmata, come una noce di marmallata sul pane.
Da quella prospettiva i fili d’erba assomigliavano ad enormi pali appuntiti e flessuosi protesi verso la luce che laggiù dove ero finita filtrava meno accecante.
Bene come muoversi da quella posizione? Impossibile, l’unico movimento era un leggero vibrare dovuto ad una lieve brezza che spirava bassa.
Ecco pensai questo è ciò che osserva un lago, quello che può vedere una pozzanghera, quello che l’acqua in un bicchiere intravede prima di precipitare in uno stomaco.
In quel momento fui felice di essere rugiada, decisamente un viaggio che iniziava in una bocca a precipizio verso un esofago non mi attirava.
Cominciai  a percepire una strana senzazione, la temperatura era aumentata, ed io mi sentivo come risucchiare.
Caspita mi stavano risucchiando, non capivo bene cosa e come ma in un attimo presi dimensioni talmente dilatate da riempire una mano, o [...]

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