Sovranisti? Populisti? Ma va. Gli italiani sono ancora democristiani (e hanno tanta nostalgia di Andreotti)

Chi lo amava, lo rimpiange. Chi lo odiava, lo rievoca come un trauma a cui ci si è affezionati. Giulio Andreotti, 26 volte ministro e candidato più votato, per gli italiani è stato un simbolo. Tanto che ancora oggi si nasconde tra le pieghe del contratto di governo. E ride

Siamo nell’XVIII Legislatura della Repubblica Italiana, la prima senza Giulio Andreotti. 26 volte ministro, il candidato più votato tranne in 6 casi, quando fu secondo solo a Alcide De Gasperi, Aldo Moro e Enrico Berlinguer, il divo Giulio sublima l’ossessione piccolo borghese per la mistica del potere. Una smania proiettiva che negli anni grazie a forme di complottismo sempre più evolute ha fatto sfilare nell’immaginario collettivo rettiliani, scie chimiche, case farmaceutiche, la mano di Putin dietro lo sciopero dell’ultimo taxista di Via Tiburtina. Senza riuscire, però, a scansare la figura di Andreotti, che imperitura, fantasmagorica, ancora oggi divora tutto, supera la distinzione fra destra e sinistra. Come...

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