Sparito dai radar.

 
Adesso ho paura. Mi guardo attorno con un certo sospetto, esco da casa sempre osservando da tutte le parti se non ci sia qualcuno ad attendermi. Poi incrocio la mia vicina di casa, così la ringrazio dei suoi favori, ma lei sorride, dice che non è il caso neppure di parlarne. La invito a prendere un caffè al bar di fronte, lei accetta, così ci mettiamo seduti ad un tavolino. “Vorrei chiudere con questo mestiere”, le dico; “ma i miei capi non me lo permetteranno facilmente; così sono costretto a tirare avanti senza neppure sapere che cosa stia facendo. Adesso poi mi controllano, mandano delle persone a vedere come mi comporto, i miei orari, i miei spostamenti. Penso sappiano tutto di me, mi sento continuamente sotto ricatto, senza peraltro che mi abbiano mai chiesto di fare qualcosa fuori dal mio orario di lavoro. Svolgere di mestiere il guardiano di un parcheggio, non è proprio il massimo; però se non ci fosse questo continuo senso di oppressione tutto potrebbe andare anche meglio”.
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