Spazio: il nostro Luca Parmitano è tornato sulla Terra

Luca Parmitano è rientrato a Terra con la Sojuz.
L’astronauta italiano dell’ESA in orbita dallo scorso 29 maggio, è rientrato concludendo così la sua missione “Volare”, frutto della collaborazione tra la Nasa e la nostra ASI.
La sua Sojuz TM-09M, la stessa con la quale era partito, ha toccato il suolo nella steppa del Kazakhistan, puntuale alle 3.49 ora italiana, dopo la lunga discesa appesa al suo paracadute principale, alla velocità di sette metri al secondo.  Con Parmitano, c’erano i suoi due compagni di spedizione (la numero 37) sulla Stazione Spaziale Internazionale: il comandante russo Fyodor Yurchikhin e l’ingegnere di bordo americana Karen Nyberg.
Con loro anche la torcia olimpica portata in orbita dall’ultimo equipaggio, e ora riportata a Terra.
Luca Parmitano, nei suoi cinque mesi e mezzo in orbita è stato impegnato in molte operazioni ed esperimenti.
Oltre ad aver effettuato due “passeggiate spaziali”, il 9 e 16 luglio (primo italiano ad uscire nel “vuoto cosmico”, ha lavorato su 20 esperimenti scientifici (dei 130 in totale attivi sulla ISS), per conto di ESA e ASI, molti dei quali sono basati su tecnologia e ricerca italiane.
Tra i vari esperimenti di fisiologia umana, è stato impegnato su “Diapason”, realizzato dall’italiana DTM, che riguarda la rilevazione nell’aria, tramite una specifica apparecchiatura, della presenza di particelle di dimensione di pochi nanometri che avrà applicazioni in studi sull’inquinamento atmosferico.
Il rientro è durato poche ore, ma in poco tempo è concentrato molto di quanto sia “estremo” un rientro dallo spazio su una navicella spaziale.
Con i tre cosmonauti legati in modo assai stretto ai loro sedili, la Sojuz TMA-09 si è tuffata nella coltre atmosferica, e come una meteora si è incendiata con i 1750 gradi centigradi che la avvolgono, protetta dal suo scudo termico.
Nella fase iniziale del rientro, la navicella scende a circa 25.000 chilometri orari, e gli astronauti subiscono la compressione delle forze “g”, fino a 5 volte il peso del proprio corpo.
Poi l’arrivo, il forte rallentamento, prima con il paracadute primario, poi con quello principale, e la discesa finale verso la steppa tra le regioni di Arkalyk e Saraganda.

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