Stalker (1979) – Le allegorie di Tarkovskij

 Ogni attimo di vita può essere visto come un semplice battito di ciglia, un cuore che pulsa e un paio di polmoni che inspirano ed espirano.
Oppure lo stesso momento può leggersi come un passaggio su questa Terra di un individuo che ragiona sul senso dell'esistenza stessa.
Anche nel cinema, come d'altra parte sulle pagine del Cinecaffettino, la situazione è più o meno la medesima.
Un film può essere guardato come mera rappresentazione materiale, fatta di luci, suoni, colori, interpreti e una storia che fa da traino.
Ma sovente ci capita di andare al di là di queste premesse, riempiendo di significati la casella cinematografica, contaminando la diegesi con osservazioni e conoscenze di carattere personale.
L'introibo de quo per approcciare la tazzina di oggi, vera e propria filosofia applicata alla Settima Arte: STALKER.L'opus sovietico, firmato da Andrej Tarkovskij nel 1979, riesce nell'intento di traslare lo spettatore in una dimensione "altra", nella quale verità e menzogna ca...

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