Stefano Rodotà, Populismo selettivo

pulismo selettivo di Stefano Rodotà * La democrazia italiana sta correndo il rischio d'essere schiacciata tra il "presidenzialismo assoluto" e il populismo elettronico.
È un rischio grave, di cui si dovrebbe essere consapevoli nel momento in cui si parla di aprire addirittura una stagione costituente.
Ed è un rischio reale, come dimostrano in modo eloquente alcuni fatti significativi delle ultime settimane, tra i quali spicca l'alto e severo monito del presidente della Repubblica.
Berlusconi non si limita a chiedere una maggiore efficienza dell'azione di governo.
Pretende una radicale ridefinizione del ruolo del presidente del Consiglio, con una concentrazione di potere nelle sue mani senza precedenti e senza controlli, alterando, e non riformando, la forma di governo disegnata dalla Costituzione.
Consapevoli o no, Berlusconi e i suoi continuano a muoversi secondo un modello messo a punto negli Stati Uniti nel 1994 da un parlamentare repubblicano, Newt Gingrich, che proponeva un "Contratto con l'America" e il passaggio a un "Congresso virtuale" (collegati elettronicamente, i cittadini avrebbero votato le leggi al posto dei parlamentari).
Sappiamo che Berlusconi fece proprio il primo suggerimento, firmando in diretta televisiva il non dimenticato "Contratto con gli italiani".
Ora si indica una strada per delegittimare il Parlamento, già minacciato d'una riduzione ad una sorta di riunione di famiglia di cinque persone, quanti sono i presidenti dei gruppi parlamentari, che voterebbero al posto dei singoli senatori o deputati.
Fallito negli Stati Uniti, il modello Gingrich troverà in Italia la sua terra d'elezione? Cogliamo così il populismo nella sua versione più radicale, che ispira l'azione quotidiana del presidente del Consiglio, che si è da tempo manifestato nell'accorta e totalitaria gestione del sistema della comunicazione e che ora attende il suo compimento finale, con l'accentramento dei poteri nelle mani del primo ministro e un incontro fatale con le tecnologie elettroniche.
Di questo modo d'intendere la politica e lo Stato Berlusconi ha dato pubblica testimonianza quando, in apertura del congresso costituente del Popolo della Libertà, ha descritto l'intero costituzionalismo moderno appunto nella chiave, abusiva e inquietante, di una sua radice populista.
E l'insofferenza per ogni forma di controllo e per le stesse regole dello Stato di diritto, caratteri tipici del populismo di destra, ritornano ossessivamente nelle più impegnative vicende recenti.
Quando Napolitano ha rifiutato di firmare il decreto legge [...]

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