Stenio Solinas ,Hemingway,ultimi segreti

Hemingway, ecco gli ultimi segreti (di scrittura) di Stenio Solinas - 31/05/2010 Fonte: il giornale Un racconto giovanile, finora inedito in Italia, e la pubblicazione della versione originale di Festa mobile (modificato dalla moglie Mary) rivelano le coordinate dell’arte e gli strumenti del mestiere del romanziere Il primo racconto di Ernest Hemingway sembrava scritto da Francis Scott Fitzgerald.
Era la storia di un ragazzo molto ricco e troppo bello, Stuyvesant Bing, che si dichiarava a Dorothy, una ragazza molto ricca e solo bella, ma con dei capelli «colore dell’oro grezzo».
Amici dall’infanzia, per Do Stuy è troppo incostante per potersene innamorare.
Non si impegna, non va a fondo nelle cose, è un ragazzo, appunto, non un uomo.
Certo, se gli dimostrasse di credere in qualcosa, se andasse, almeno una volta, sino al fondo delle cose, se gli facesse vedere «di essere un campione, non solo uno che si piazza bene», se facesse «di una cosa difficile il suo successo», be’, allora...
Scritto all'inizio degli anni Venti, inedito in Italia, La corrente (Via del Vento, pagg.
35, euro 4, traduzione e nota al testo di Francesco Cappellini) faceva parte di cinque storie brevi che Peter Griffin recuperò anni fa e mise in appendice al suo Along with youth.
Hemingway the Ealry Years (Oxford University Press), biografia critica dello scrittore prima che divenisse tale, prima ancora cioè della pubblicazione di quel Three Stories and Ten Poems con cui nel 1923 fece il suo esordio pubblico.
Scott Fitzgerald, dicevamo all’inizio.
Cos’è infatti Dorothy se non una flapper, una di quelle ragazze belli capelli che chiedono e ottengono una cosa pazza tutta per loro? E cos’è Stuyvesant se non uno di quei «giovanotti ricchi» che vedono se stessi solo grazie a occhi femminili? Entrambi fanno parte di un ambiente upper class di yacht, polo, golf, l’ambiente, appunto, del primo romanzo di Scott, Di qua dal paradiso, uscito nel 1918, e dei suoi racconti coevi.
Ciò che Hemingway vi aggiunge di suo, e non è poco, anche se non è ancora sufficiente, è il terreno su cui Stuy decide di «essere un campione»: il quadrato di un ring.
Tirerà di boxe, si farà spaccare la faccia, ma vincerà e «così brutto e meraviglioso, più bello di un gladiatore che sta morendo» avrà Dorothy fra le sue braccia (eppure, leggendolo, mi veniva da dire, questa storia già la conosco, ma non mi ricordo né dove né quando l’ho letta, né se proprio di Hemingway.
Magari qualche lettore può risolvere l’enigma o sono io che sto [...]

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