Stenio Solinas, Su Fabrizio De Andrè

di Stenio Solinas - 05/01/2009 Fonte: il giornale [ Fu intorno agli anni Ottanta che Fabrizio De André cominciò sempre più a rispondere per iscritto alle interviste.
Nel decennio precedente aveva vinto la paura di esibirsi in pubblico e poi quella delle tournée, era stato vittima del banditismo sardo, era passato dal rango di cantautore «colto», per studenti, a quello di cantautore «impegnato», per intellettuali, per poi ritrovarsi inserito, suo malgrado, in quello di cantante «politico», per militanti non si capiva bene di quale ideologia e in un’epoca dove il «tutto è politica» era ormai scivolato inesorabilmente nelle sabbie mobili della lotta armata, dell’eliminazione fisica dell’avversario, dell’utopia rivoluzionaria divenuta un incubo.
Aveva quarant’anni De André, era stato il più schivo della sua generazione, quasi mai in televisione, mai in competizione, e il più inafferrabile di quella successiva, cresciuta fra concerti di piazza e di partito, auto-riduzioni di gruppo e movimenti collettivi...
Così ora i giornalisti non gli chiedevano più di musica e poesia, ma andavano a intervistarlo come si va da un guru e lui, stupito, si faceva ripetere la domanda, se la scriveva, poi scriveva di seguito la risposta...
«Sì in alcuni casi era diffidenza» mi dice oggi Dori Ghezzi, «perché spesso nel rileggersi non trovava quello che era il suo pensiero...
Ma di fondo c’era questo suo essere pignolo e autocritico, il sentirsi responsabile, l’estremo rigore di chi conosce molto bene le parole e il loro significato.
Fabrizio era così, perfezionista, mai contento».
De André è morto nel gennaio di dieci anni fa e in questo arco di tempo sua moglie Dori ha dato vita a una Fondazione che ne porta il nome e che nell’ultimo Rapporto Eurispes sull’eccellenza in Italia è citata fra le cento imprese nazionali di successo.
«L’ho creata perché mi sembrava sbagliato prendere delle decisioni da sola.
La sua biblioteca, per esempio, romanzi, saggistica, con le sue annotazioni a margine...
Che farne? Mi hanno segnalato l’università di Siena, abbiamo stabilito un accordo con dei ricercatori, ecco, il senso di una fondazione è anche questo, mettere a disposizione quello che si ha...
Alla base, comunque, c’è anche un’altra cosa, difficile da spiegare, ma che potrei riassumere così: più che un mito, Fabrizio è un amico...
Anche chi non l’ha conosciuto avverte come una sensazione di familiarità.
Mi fa sempre sorridere Paolo Villaggio quando ricorda persone care scomparse: dice Gassman [...]

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