Stia (AR): Ci sono anche le terme

Stia è un comune del Casentino nella Provincia di Arezzo, da cui dista 40 KM verso Nord.
Il paese sorge a 448 metri s.l.m.
sulla sinistra dell’Arno alla confluenza con il torrente Staggia, da cui prese il nome, ai piedi del Monte Falterona, che lo domina da 10 Km verso Nord.
Stia, che fece parte dei domini dei conti Guidi, signori del Casentino, come testimoniano i resti della grandiosa torre di Porciano, passò nel 1402 sotto il Comune di Firenze e si sviluppò per la popolazione che vi accorse dagli antichi ed abbandonati castelli aggruppandosi attorno alla sua antica chiesa Plebana, onde il numero di abitanti, che era appena di 300 unità nel 1551, salì nel 1833 a 1158.
Stia è un considerevole centro industriale che utilizza la forza motrice dei suoi fiumi e corsi d’acqua.
Sin dagli inizi del XIX secolo sorse ed ebbe notevole sviluppo la tessitura della lana, per la quale Stia, dopo Prato, rappresentò il più importante centro laniero della Toscana.
Oggi la produzione del famoso tessuto “Casentino” è completamente cessata.
Molte le chiese ed i monasteri presenti sul territorio.
Fra questi: la Pieve di Santa Maria Assunta del XII secolo, recentemente restaurata, dove si trovano alcuni capitelli romanici, un’Assunzione (parte di un’icona del 1408 attribuita al Maestro del Bambino Vispo), una Madonna con bambino e due angeli (scuola fiorentina del XII secolo), il fonte battesimale del 1526, stemmi robbiani, una Madonna con bambino in terracotta invetriata di Andrea della Robbia.
Il Palagio è una riuscita ricostruzione dell’antico Palagio Fiorentino, opera dell’architetto Catellucci (1908).
Nelle sue vicinanza Santa Maria delle Grazie, già fattoria dell’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze, ha un elegante oratorio di architettura fiorentina del XV secolo, come l’attiguo chiostro con grandiose pale in terracotta robbiana del XVI secolo e altre opere d’arte.
Sorgente Termale La sorgente, denominata Fonte di Calcedonia, sgorga a circa 1200 metri di altezza s.l.m., proprio dove sorge l’Arno, insieme ad altre scaturigini che danno origine ad alcuni torrenti.
La zona è infatti ricca di acque purissime ed abbondanti ed è conosciuta fin da tempi remoti dagli abitanti del Casentino.
Essi la utilizzavano empiricamente poiché anche i vecchi medici le raccomandavano, avendone riconosciuto le benefiche qualità curative.
Dante Alighieri conosceva queste acque celebrate nella Commedia (Inferno, XXX, 64): Li ruscelletti che de’ verdi colli Del Casentin discendon giuso in Arno, faccendo i lor canali [...]

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