Stop alla decurtazione dei punti a chi presta la propria auto

Accade spesso che la stessa vettura sia utilizzata da più persone, soprattutto in famiglia.
Oppure, per svariati motivi, può capitare che ci si presti l’automobile, tra amici o tra colleghi di lavoro, insomma le cause per cui una stessa vettura può avere diversi automobilisti alla guida sono molteplici.
Si cerca in qualche modo di salvaguardare il proprietario dell’auto, che la presta ad altri soggetti appunto per le motivazioni descritte.
In caso in cui si prenda una multa, diventa difficile o quasi impossibile andare a ricordare chi si trovava al volante della propria macchina il giorno e l’ora in cui è stata commessa l’infrazione.
Fino a poco fa, non fornire i dati del conducente del veicolo, metteva nei guai il proprietario dell’auto, che rischiava infatti di perdere i punti sulla propria patente di guida, a prescindere dalla verifica che fosse lui realmente al volante oppure no.
Questo era causato da un’interpretazione molto restrittiva dell’art.
126 bis II comma del Codice della Strada, a cui oggi la Corte di Cassazione ha finalmente provveduto a regolare in altro modo.
Il 18 aprile scorso infatti la Suprema Corte ha emesso un’ordinanza che dichiara illegittima la decurtazione dei punti della patente a chi, nel momento in cui riceve la multa, non riesce a ricordare a chi aveva prestato la propria auto nel momento in cui è stata rilevata la contravvenzione; questo soprattutto, come già detto, per salvaguardare i soggetti che fanno utilizzare la propria auto, ad esempio, a tutti i membri della famiglia.
La decisione della Corte viene a seguito di un caso in cui un automobilista ha impugnato il verbale della Polizia Municipale per violazione dell’articolo 126 bis, visto che aveva anche dichiarato immediatamente di non essere in grado di fornire le generalità del soggetto che si trovava alla guida del veicolo di sua proprietà nel momento in cui è stata emessa la multa che comporta la decurtazione dei punti.
Questo sia per i lunghi tempi trascorsi, l’infrazione risaliva al 6 marzo 2017 e la notifica di accertamento al 28 giugno, sia per il fatto che l’auto veniva appunto usata da tutti i membri della sua famiglia.
La giustificazione è stata ritenuta sufficiente sia dal Giudice di Pace che dal Tribunale, che ha evidenziato quanto sia necessario distinguere chi omette di comunicare le generalità del conducente del veicolo al momento dell’infrazione da chi invece comunica tempestivamente l’impossibilità di trasmettere tali dati.
Per questo motivo, quindi, la Corte ha affermato [...]

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