Storace al CorSera

STORAX SENZA FRENI: FINI? ORA FA IL PULITINO - BERLUSCONI? CONSUMA SCATOLE DI VIAGRA - VELTRONI? E’ PIÙ FALSO DI UNA BANCONOTA DA 110 EURO - ALEMANNO? NON AVREI MAI FATTO IL KILLER PER CONTO TERZI CONTRO DI LUI”… Aldo Cazzullo per “Il Corriere della Sera” Campagna all`antica, Latina ovviamente ribattezzata Littoria nel comizio, i manifesti nel baule, i militanti stipati nell`auto del capo che li incita: «Camerati, facciamo fare un bel pezzo di colore al giornalista antifascista, cantiamo: "Duce Duce, chi non saprà morir"».
Niente colore.
Perché la nostalgia di Francesco Storace non è per il fascismo ma per il Msi: «Noi per Almirante eravamo pronti a morire!» grida ai duemila militanti nel teatro.
Perché il risultato della Destra è determinante nell`unica partita davvero aperta di queste elezioni, il premio di maggioranza nel Lazio e nelle regioni del Sud, e quindi la fiducia a Berlusconi al Senato.
E perché la campagna di Storace è un grumo di sentimenti, di dolori talora rancorosi, di amori traditi.
«Fini non ha tradito me, ma suo padre.
E non in senso metaforico.
Il padre di Fini è stato un combattente della Repubblica sociale, uno degli eroi scesi nella battaglia sapendo di perderla, e suo figlio l`ha calpestato.
Ora Fini ha detto a Berlusconi che mi vuole morto.
Ma il morto è lui.
Finita An, lui è uno dei tanti funzionari del Pdl.
Anche la sua immagine si è appannata: io sono l`unico leader del centrodestra regolarmente sposato, ma rispetto il dolore di una separazione; Fini però l`ha fatto senza stile, e per mettersi con l`ex donna di Gaucci...».
Storace, con Fini eravate amici fraterni.
«E’ vero.
Fino a quando io non vinsi nel Lazio, nel 2000.
Lui, contro Rutelli aveva perso.
Non mi perdonò di voler fare il presidente della Regione a modo mio, senza favori di sottogoverno, senza obbedire.
Me la ricordo, Daniela Fini, quando insisteva per quel laboratorio di analisi al Tuscolano...
Solo dopo ho scoperto che era suo, della moglie, e anche del fratello, della cognata, del portaborse.
Ora Fini fa il pulitino, dice che non sapeva nulla...
non scherziamo.
E poi si è messo al fianco quell`Andrea Ronchi, che ha sparso zizzania tra lui e me, e anche con gli altri dirigenti...».
Ovunque, a Formia, a Ceprano, a Ferentino («un comizio alle 11 di sera? Ma non ci saranno solo le nigeriane?»), Storace trova piazze piene.
E la destra profonda, che non sempre ha accettato la fusione tra An e Berlusconi.
«Eppure dicevano che mi pagava lui, il Cavaliere.
Una persona poco seria.
E simpatico, consuma [...]

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