Storia della Parigi - Roubaix

Roubaix, un nome che è un mito per il ciclismo.
E' la classica più particolare, più strana, odiata od amata senza mezzi termini.
Per spiegare cosa sia la Parigi-Roubaix è inutile ricorrere a cartine ed altimetrie: in gergo ciclistico è chiamata l’inferno del nord.
In molti pensano che si chiami "inferno" per le condizioni difficili imposte da un percorso per pedalatori forti e potenti.
In realtà l’inferno del nord è lo scenario che apparve agli organizzatori della gara nell’immediato dopoguerra durante un sopralluogo: lande deserte, desolate, devastate dalla follia bellica.
Il percorso della Parigi-Roubaix è un serpente di pietra che transita in villaggi e campagne di una provincia certamente meno dipinta della Provenza o della Borgogna.
Tutta pianura, oltre 50 km sul pavè più tremendo, quando va bene in mezzo ad una polvere che nasconde anche le curve, quando va male su un fango in cui le ruote si impastano.
E' una corsa anacronistica, che si adatta a corridori molto particolari, assoluti specialisti, fortissimi sul passo, dotati di una certa massa e che abbiano un'innata predilezione per il pavè.
I fasti della Loira e l’atmosfera di Parigi sono lontani anni luce.
Le stradine di pavé sono solitarie vie di campagna frequentate da trattori, carretti e bimbi infangati che corrono con la cartella sulle spalle.
Per trecentosessantaquattro giorni all’anno quei sassi sporgenti vengono scalfiti dalle imprecazioni di mamme e contadini che pregano i santi protettori di sospensioni, coppe dell’olio e pneumatici sfibrati.
Ma la seconda domenica di aprile, ogni anno, quelle pietre ospitano pagine di ciclismo antico.
Sì, perché la Parigi-Roubaix è una gara unica.
Tutta in pianura, durissima per la lunghezza e le condizioni ambientali sempre imprevedibili.
A Roubaix arrivano solo i campioni capaci di elaborare la sofferenza e pochi eletti hanno l’onore di vincere accolti dal boato del pubblico nello storico velodromo.
Ma c’è qualcosa di più.
L’evento sportivo ha un valore relativo rispetto al coinvolgimento umano e alla capacità che ha di raccontare le radici di un territorio e del suo ultimo secolo di storia.
Fu inventata nel 1896 da due industriali tessili di Roubaix, Thèo Vienne e Maurice Perez.
Vollero una corsa molto dura per provare sul campo la resistenza dei loro prodotti.
La prima edizione fu vinta da un tedesco, Josef Fischer, in 9 ore e 17 minuti.
Dopo di lui nessun altro tedesco ha più vinto.
Memorabili anche le tre vittorie consecutive del francese Ottavio Lapize nel 1909, 1910 e 1911 [...]

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