Storia di Eco e di Narciso, uniti nel destino...

Eco che ripete i suoni.Allora aveva un corpo, non era voce soltanto; ma come ora,benché loquace, non diversamente usava la sua bocca,non riuscendo a rimandare di molte parole che le ultime.Questo si doveva a Giunone, perché tutte le volte che avrebbepotuto sorprendere sui monti le ninfe stese in braccio a Giove,quella astutamente la tratteneva con lunghi discorsiper dar modo alle ninfe di fuggire.
Quando la dea se ne accorse:"Di questa lingua che mi ha ingannato", disse, "potrai disporresolo in parte: ridottissimo sarà l'uso che tu potrai farne".E coi fatti confermò le minacce: solo a fine di un discorsiEco duplica i suoni ripetendo le parole che ha udito.Ora, quando vide Narciso vagare in campagne fuori mano,Eco se ne infiammò e ne seguì le orme di nascosto;e quanto più lo segue, tanto più vicino alla fiamma si brucia,come lo zolfo che, spalmato in cima ad una fiaccola,in un attimo divampa se si accosta alla fiamma.Oh quante volte avrebbe voluto affrontarlo con dolci parolee rivolgergli tenere preghiere! Natura lo vieta,non le permette di tentare; ma, e questo le è permesso, sta prontaad afferrare i suoni, per rimandargli le sue stesse parole.Per caso il fanciullo, separatosi dai suoi fedeli compagni,aveva urlato: "C'è qualcuno?" ed Eco: "Qualcuno" risponde.Stupito, lui cerca con gli occhi in tutti i luoghi,grida a gran voce: "Vieni!"; e lei chiama chi l'ha chiamata.Intorno si guarda, ma non mostrandosi nessuno: "Perché", chiede,"mi sfuggi?", e quante parole dice altrettante ne ottiene in risposta.Insiste e, ingannato dal rimbalzare della voce:"Qui riuniamoci!" esclama, ed Eco che a nessun invitomai risponderebbe più volentieri: "Uniamoci!" ripete.E decisa a far quel che dice, uscendo dal bosco, gli viene incontroper gettargli, come sogna, le braccia al collo.Lui fugge e fuggendo: "Togli queste mani, non abbracciarmi!"grida.
"Possa piuttosto morire che darmi a te!".E lei nient'altro risponde che: "Darmi a te!".Respinta, si nasconde Eco nei boschi, coprendosi di foglieper la vergogna il volto, e da allora vive in antri sperduti.Ma l'amore è confitto in lei e cresce col dolore del rifiuto:un tormento incessante le estenua sino alla pietà il corpo,la magrezza le raggrinza la pelle e tutti gli umori del corposi dissolvono nell'aria.
Non restano che voce e ossa:la voce esiste ancora; le ossa, dicono, si mutarono in pietre.E da allora sta celata nei boschi, mai più è apparsa sui monti;ma dovunque puoi sentirla: è il suono, che vive in lei.Così di lei, così d'altre ninfe nate in mezzo alle onde o sui montis'era [...]

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