Storia di un contadino consumatore

Giornata intensa oggi, ma certe parole, certi fatti ti rimangono dentro tutta la vita; parto citando un concetto che ho ascoltato con interesse, ovvero che ciò che si semina va accudito: il germoglio va curato, concimato, bagnato, la pianta che ne cresce va seguita, potata e, solo alla fine se ne raccolgono i frutti, ma senza egoismo, se non non si è nessuno, si è soli, ci vuole compartecipazione.
A queste sagge parole ne sono seguite altre, meno sagge, mi è stato chiesto di accantonare una storia, una storia grossa, quasi la storia delle storie...
...ma penso ancora alle sagge parole, penso a un seme, un germoglio dimenticato, accudito da un altro che con lacrime e sacrifici ha portato quella pianta a fare frutti.
Orbene, quel contadino distratto, che non ha saputo curare la pianta, si è dedicato ad altre colture, ora torna al campo, chiede di poter raccogliere i frutti di quella pianta, e gli viene offerto parte del raccolto, ma la pianta lo guarda con diffidenza; chi è costui che ora è affamato e chiede un frutto immeritato? Il signore dalle parole sagge non avrebbe dubbi, condividerebbe il frutto, in un atto di misericordia e compartecipazione esemplare.
Ma la pianta dimenticata oramai si è fatta madre, ha seminato anch'essa, si è fatta contadino ed ora cura i suoi germogli.
Il contadino distratto pretende di godere dei nuovi germogli e dei frutti della pianta che ha abbandonato.
Egli non è contadino è un consumatore; la pianta ritrae i suoi rami, li usa per celare i nuovi germogli e proteggere i suoi frutti, il contadino ha per sè solo le colture che aveva seguito nel frattempo; anche se quel primo germoglio gli rimarrà sempre nel cuore, non potrà raccoglierne i frutti.

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