Storie della mia terra : madonne e transgender

Ho pensato di dedicare qualche post del blog per raccontare un po' l'Irpinia, attraverso le storie e le leggende che la tradizione ci ha tramandato e che pochi conoscono.  Oggi vi racconto il legame e l'apertura della mia terra verso l'omosessualità.
MONTEVERGINE E I FEMMINIELLI La devozione per la Madonna di Montevergine, meglio nota come 'Mamma Schiavona' essendo una Madonna nera, quindi la personificazione della schiavitù nell'immaginario popolare, è sentitissima in tutta la Campania.  Nei mesi di maggio, mese mariano, e a settembre, mese in cui si festeggiano nome e nascita della Madonna, chiunque si inerpicasse, in macchina o a piedi, lungo i versanti del massiccio del Partenio, non si troverebbe mai solo: lunghe file di pellegrini, chi a piedi, chi con carri addobbatissimi e coloratissi, in marcia festosa p'a juta (per l'andata) da Mamma Schiavona popolano strade, ripe e sentieri 'spaccamontagna', salmodiando e cantando 'Simmo juti e simmo venuti, e quanta grazie che avimmo avuto'.
Se però non voleste attendere fino a maggio o a settembre per vedere questo spettacolo, affrettatevi: domani,  2 febbraio, giorno della Candelora, c'è la “juta dei femminielli”, uomini che vivono e sentono come donne, quelli cioè che noi chiamiamo transgender, e per estensione, anche gay e lesbiche.
La leggenda tramandata oralmente racconta che nel 1256 la Madonna di Montevergine avrebbe miracolosamente liberato due amanti omosessuali, legati a un albero tra lastre di ghiaccio.
Il giorno dell’intervento prodigioso sarebbe stato appunto un 2 febbraio.
Storicamente, in tale data, ai tempi del paganesimo salivano sul monte i Coribanti, preti eunuchi di Cibele, a rendere omaggio a Cibele, la grande madre nera, simbolo femminile della natura.
Ed è per questo che, cattolici e non, e che sia bello o cattivo tempo, il 2 febbraio ancora oggi i femminielli vanno ad attestare l’attaccamento generale degli omosessuali a Montevergine e a Mamma Schiavona "che tutto concede e tutto perdona".

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