Storie e leggende nel cimitero monumentale

            La storia                                                                                                                                    Il Il culto dei morti risale ai tempi più remoti.
Da sempre l’uomo ha avuto nei confronti dei propri cari defunti una venerazione particolare che lo ha portato a curarne non solo il ricordo ma anche la conservazione delle spoglie.
Lo testimoniano  i molteplici ritrovamenti archeologici, che hanno consentito di verificare che in ogni parte del mondo, pur con la diversità delle varie culture e religioni, la pietas verso i trapassati ha accomunato i diversi popoli e razze.Mentre i faraoni ci hanno tramandato le piramidi e gli imperatori romani e gli etruschi i loro mausolei, i poveri e gli schiavi hanno trovato le loro sepolture in semplici buche scavate nel terreno.
Fin dall’antichità la diversità di condizione sociale ha distinto l’uomo anche nel ricordo esteriore della sepoltura.Gli antichi popoli, per una questione di igiene, inumavano le salme fuori delle città.
A Roma, la via Appia è ancora affiancata dalle antiche tombe (famosa quella imponente di Cecilia Metella), e le Piramidi sorgono in mezzo al deserto.
Con l’avvento del cristianesimo, invece, si prese l’abitudine di seppellire i morti in luoghi chiusi e comuni, prima nelle catacombe, e successivamente dentro le chiese.
È da immaginare quale fosse l’odore che si poteva avvertire durante le funzioni religiose! Si pensi che dai registri della Curia Iglesiente chiamati Quinque Libri e che registrano i decessi, dal 1586 al 1866 (data questa relativa all’ultima inumazione in un edificio sacro) nelle chiese d’Iglesias entro la cinta muraria risultano sepolti 30.570 cadaveri, col picco più alto per l’Oratorio di San Michele che, avendo l’appalto per la sepoltura dei bambini, registra 12.160 inumazioni[1].
I decessi sono senz’altro molti di più, poiché mancano i registri di tredici anni, dal  1598 al 1613.
Solo le chiese di San Francesco, di Santa Chiara e gli Oratori di San Michele e di San Marcello avevano sepolture anche all’esterno degli edifici sacri, perché dotati di cortili.
Da una lettera del 14 giugno 1775 indirizzata dal Vicerè della Marmora ai Consiglieri d’Iglesias risulta “lo stato indecente del cimitero di codesta città, nel quale attesa la vicinanza di varie casupole, vi si ha l’ingresso anche per via di cortili, e dalle [...]

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