Strage di Erba, colpo di scena sui reperti mai analizzati

Colpo di scena sulla strage di Erba, il tribunale di Como ha rinvenuto uno scatolone contenente cinque plichi di reperti.
A portare alla luce la notizia è la trasmissione “Le Iene” che ha parlato con Fabio Schembri, l’avvocato della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi.
Il materiale si pensava fosse andato distrutto l’estate scorsa, quando, poche ore prima che la Cassazione autorizzasse l’accertamento sugli oggetti, questi erano finiti in un inceneritore.
Il 6 febbraio, invece, il tribunale ha ritrovato i cinque plichi che, tra le altre cose, contenevano: una tanica, otto coltelli, un affilacoltelli, un abbonamento, un mazzo di chiavi e un telefono cellulare.
Proprio sull’apparecchio telefonico si concentrano i sospetti.
Il cellulare non apparterrebbe a nessuna delle vittime e non sarebbe mai stato analizzato.
Ma da quanto riferito dall’avvocato Schembri a Le Iene, uno dei due plichi nel quale sono stati trovati gli oggetti, risultava aperto.
Per questo motivo ora, secondo la legge, bisognerà redigere un verbale di “verificazione”, un testo che si stila “quando i sigilli appaiono rotti o alterati”, nel quale la cancelleria o la segreteria fanno una verifica delle cose sequestrate.
Il processo sulla strage di Erba riguarda l’omicidio di Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk di due anni, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini, avvenuto l’11 dicembre 2006 nella città in provincia di Como.
Per i quattro omicidi sono stato condannati all’ergastolo in via definitiva Olindo Romano e la moglie Rosa Bazzi, che avrebbero avuto come movente le continue liti condominiali.