Sulla stregoneria in Valle

http://www.lasentinella.quotid ianiespresso.it/sentinella/arch _17/locale/valledaosta/iv102.ht m Pont, il lavoro di Silvia Bertolin di Arnad e Gerbore Sulla stregoneria in Valle presentato un nuovo libro nella sera di Halloween Erminio Nicco PONT ST.
MARTIN.
Non poteva cadere su una data più adeguata quella scelta della Commissione di gestione della Biblioteca comunale di Pont Saint Martin per organizzare "Quattro chiacchiere in biblioteca sulle sorcières in Valle d'Aosta".
Il 31 ottobre, giorno ormai conosciuto a livello consumistico come festa di Halloween, ha visto la sala conferenze di villa Michetti gremita di gente interessata ad un argomento che in Valle d'Aosta ha sempre avuto molto seguito.
Non vi è paese che non annoveri la sua "sorcière" ed in particolare la Bassa Valle era considerata particolarmente prolifica di streghe.
Silvia Bertolin, giovane di Arnad laureata in giurisprudenza con una tesi sull'Inquisizione in Valle d'Aosta, ed Ezio Emerico Gerbore insegnante, ricercatore da decenni sul Medioevo valdostano, sono stati ospiti della biblioteca per parlare del loro libro "La stregoneria nella Valle d'Aosta Medioevale".
Ha fatto gli onori di casa Ornella Badery, presidente della Commissione di gestione, che ha illustrato la nuova formula degli "Incontri con l'autore" che hanno avuto tanto successo nel passato e che hanno portato in paese grandi firme letterarie quali Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Massimo Gramellini, Gianni Oliva, Bruno Gambarotta ed ultimamente Mario Rigoni Stern.
Ora gli Incontri si sono trasformati in "Quattro chiacchiere in biblioteca" e la nuova formula si è dimostrata vincente con un pubblico attento ed appassionato ai racconti degli autori, ma pronto anche al dialogo e ad interferire.
Interessante la ricerca storica dalla quale emerge quanto i rapporti con le stregonerie abbiano accompagnato la storia dei valdostani.
La caccia alle streghe portava davanti al tribunale dell'Inquisizione donne accusate di eventi catastrofici, (la frana di Donnas sembra essere opera di streghe) di possedere formule magiche di guarigione, di utilizzare artifici per l'uccisione di persone e di animali, ma anche perché considerate autrici di crimini ben peggiori quali l'antropofagia.
Poche possibilità avevano le povere "streghe" di dimostrare la propria innocenza: nessuno aveva il coraggio di testimoniare a loro favore, per paura di ritorsioni o di essere considerato complice, e le torture che venivano loro inflitte portavano spesso ad una confessione strappata ad una mente distrutta da mesi di sofferenze [...]

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