Sulle Rocche del Crasto, dal VI al X sec. d.C

In un manoscritto, la cosiddetta "Cronaca di Monemvasia", è riferito che un’antica popolazione greca del Peloponneso, gli abitanti di Lacedemonia o Sparta, nel VI secolo d.C., fu cacciata dalla propria terra.
Quei lacedemoni furono costretti ad emigrare e, dopo essere approdati sulle coste del Tirreno centrale (probabilmente tra S.Agata e l’attuale Capo d’Orlando) si insediarono sulle montagne dei Nebrodi, nella cui fascia rocciosa di difficile accesso diedero vita ad una loro tipicità sociale e religiosa.
Ribattezzarono la città, dove si ristabilirono, per ricordare la patria lontana, col nome di Demenna.
La quale fu fondata, presumibilmente, nel territorio che va dalla Contrada Lemina a quella di Miglino.
A sua difesa, i bizantini costruirono il Castro di S,Maria, una fortezza sul Pizzo di San Nicola, che non potè mai essere espugnata dalle truppe saracene.
I demenniti appartenevano ad una progenie pervasa d’intensa religiosità tant’è che fondarono i due finitimi monasteri greci, di S.
Barbaro e di S.
Filippo di Demenna.
C’è da mettere in risalto, ancora, che nei territori dove essi vissero – prima e dopo la caduta di Demenna - si diede vita a molteplici insediamenti religiosi bizantini: a Longi, prima la laura di S.Pietro e, poi, un Ospizio pei Minori dell’ordine basiliano; ai suoi confini con Galati, il monastero di S.Pietro di Muely mentre, nel territorio di Alcara, i monaci basiliani divennero punto di riferimento cristiano, oltre che in quello di S.
Barbaro di Demenna, nei cenobi di S.
Maria del Rogato e S.
Nicolò di Paleocastro.                                                                                                                                                                                                        Nell’omonima città nacque San Luca di Demenna nel 920.
Figlio dei nobilissimi Giovanni e Tedibia fu educato nella fede e nella scienza divina.
Divenne monaco basiliano.
                           Per sfuggire alle vessazioni dei Saraceni, che avevano conquistato l'isola, attraversò lo Stretto fino a raggiungere la famosa eparchia monastica del Mercurion, ai confini tra Calabria e Lucania, meta di tutti i santi italo-greci del sec.
X.
Fondò una laura nel territorio di Noia,  restaurò il monastero di S.
Giuliano, nei pressi di Armento, dove fu [...]

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