TEATRO Lina Sastri ci racconta la sua 'cantata poetica in musica'

"Linapolina", spettacolo che debutta questa sera nella seconda tranche del Napoli Teatro Festival, ha un titolo che gioca con i nomi all’infinito, gioco di parole che ripete Napoli all’infinito, ma che ripete all’infinito anche Lina: Linapolinapolinapoli…Lina Sastri mi attende nel suo camerino, spazio magnetico, icone, foto, ricordi, trucchi, costumi scarlatti che il suo sguardo vivo e profondo accarezza mentre scambia qualche battuta con la coreografa dello spettacolo.
Mi sorride e mi fa accomodare, è stanca, reduce da ore faticose di prove del suo prossimo debutto Linapolina, di quella stanchezza soddisfatta di chi non lesina energie, di chi si dona con generoso stacanovismo ad un lavoro che ama, ad un amore che è anche lavoro.E’ scalza.
Cominciamo a parlare e lei, sagace e istintiva, sottolinea le parole (le sue come le mie) con sorrisi d’approvazione o con le sopracciglia inarcate e la fronte corrucciata del dissenso.
La sua voce calda e coinvolgente percorre le vie appassionate del pensiero e mi apre la porta del suo mondo.
Un titolo che dice Lina e dice Napoli, per uno spettacolo che esplora l’universo di entrambe.
Com’è nato?Come nascono tutte le mie cose, per visione.
Io non penso o decido di scrivere, io scrivo quello che sento, quello che vedo.
In questo spettacolo lei è autrice di tutto ciò che è ‘detto’, di tutto ciò che non è melodia...A differenza di altri spettacoli, in cui magari c’era qualche citazione d’autore, qui il ‘parlato’ è tutto scritto da me, la ‘lingua parlata’ è poetica ed è in italiano, mentre quella cantata è la lingua della musica tradizionale napoletana, da Di Giacomo fino ai brani popolari, con una piccola citazione finale de “’A vita è comme ‘o mare” di Faiello, canzone presente nel mio ultimo spettacolo.
In ogni tappa del mio viaggio teatrale io riprendo qualcosa dello spettacolo precedente ed annuncio il successivo: qui il pezzo di Faiello ci riallaccia a “Per la strada”, mentre c’è l’annuncio della musica gitana, del flamenco, con il tango.
Lo spettacolo termina con un pezzo di musica rom, quindi esce fuori da Napoli?… Esce fuori da Napoli, ma non esce fuori da me! Il mio modo di muovermi, di essere, viene dalle antiche origini della mia razza, della mia famiglia, del mio cognome.
Così do voce ad echi della Spagna che mi appartengono e che sono vivi nella canzone napoletana, senza ‘fare’ la Spagna; e così con il fado  e con il samba o il bolero, che viene dalla mia infanzia, perché mio padre viveva in Brasile, dove [...]

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