TO CHI SI VEDE!!..PITAGORA!!

***   PITAGORA(570-500 a.C.
circa) SOLO AMANDO LA SAPIENZA SI RAGGIUNGE L'ARMONIA DELL'UNIVERSO.....
Pitagora nacque sull'isola di Samo attorno al 570 a.C.
Da giovane viaggiò nel vicino oriente (forse si spinse fino in India) stabilendosi poi a Crotone, per sfuggire alla dittatura ateniese di Policrate.
Nella città siciliana fondò una scuola di matematica che ben presto assunse i tratti esoterici della setta: la dottrina era trasmessa in segreto agli iniziati e tramandata a voce, solo gli appartenenti alla setta potevano conoscerne i precetti.
Pitagora stesso, più che a un filosofo, si atteggiava a despota bizzoso: gli allievi che volevano accedere alla sua scuola dovevano seguire alcune rigide regole non sempre fondate sulla logica, tra le quali il divieto di mangiare fave e di toccare galli bianchi.
La setta pitagorica riuscì in seguito a dominare numerose colonie trasformandosi in movimento politico-religioso ma la sua connotazione fortemente dispotica e aristocratica provocò una rivolta delle popolazioni che portarono alla distruzione della scuola e alla fuga di Pitagora a Metaponto, dove morì (ma si narra anche che sia morto in seguito al rifiuto di attraversare un campo di fave che gli precluse la ritirata).
La matematica di Pitagora pare non fosse identica a quella odierna: più che alla pratica, essa si rivolgeva alla teoria e alla ricerca dell'armonia nascosta delle cose (numerologia esoterica).
Il numero, la numerologia.
L'arché, per Pitagora, era il numero.
Il numero non era un concetto astratto come lo intendiamo oggi (un simbolo che si riferisce alla quantificazione delle cose), il numero possedeva una propria dimensione geometrica (per cui esistevano numeri triangolari, quadrati, rettangolari, cubici).
In Particolare, Pitagora sosteneva che tutte le cose sono oggetti geometrici e, come tali, sono composti da numeri, i quali ne costituiscono la struttura.
I numeri erano comunque entità materiali (dotati di estensione), simili agli atomi formulati più tardi da Democrito.
I numeri dispari erano maschili e perfetti, benevoli, i numeri pari femminili e imperfetti, doppi.
Il numero 1 era oggetto di una vera e propria venerazione, in quanto esprimeva l'unità originaria di cui tutti gli altri numeri erano composti (e quindi tutte le cose).
Il numero 1 esprimeva quindi l'originaria unità del tutto, mentre il due già dimostrava, alla stregua del concetto di contrasto tra gli opposti, l'opposizione doppia degli elementi contrari.
Alcuni numeri avevano un significato magico: la duplicità era simbolo di [...]

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